Mint, atto V (aka Solydx, atto I)

Da mesi ormai Mint non chiedeva più con insistenza di installare gli aggiornamenti. Sarà per la sua intrinseca stabilità o perché è uscita la nuova versione e quindi chi non segue il sito di Mint per sapere quando esce non sa che esce finché non vede smettere gli aggiornamenti?

La seconda, chiaramente.

Cerchiamo di concludere una volta per tutte quest’epica saga sulla mia eterna lotta con Mint sul computer-letamaio.

L’ultima volta, la procedura consigliata (o meglio, imposta) per aggiornare Mint era di installare la nuova versione cancellando tutto. E io non formatto. MAI. Nel computer che uso in questo momento per scrivere, ad esempio, c’è ancora la stessa installazione di Windows da 5 anni. Considerando che ci ho fatto le peggio cose, con smanettamenti assurdi di opzioni segrete, attivazione della “modalità di test” (quanti sapevano che esiste?) per installare dll non firmate, configurazioni di rete altamente creative con bridge tra chiavette wifi, e che nel corso degli anni ho cambiato tutto l’hardware completamente, sì, anche il case e anche il disco rigido su cui è installato Windows, con tanto di passaggio da Intel ad AMD, direi che è un buon risultato.

Ma torniamo all’altro computer.
L’ultima volta, quando ho aggiornato da Mint 15 a 16, ho commesso l’estrema trasgressione di fare “apt-get dist-upgrade”, che dopo ore e ore e ore di lentissimi scaricamenti e installazioni mi ha lasciato con un sistema perfettamente funzionante, tranne che dopo il login si veniva sbattuti su una pagina nera e poi rispediti al login o qualcosa del genere. Anzi, direttamente la pagina nera perché su quel computer era impostato il login automatico.
Dopo aver buttato le ore a cercare una soluzione su internet, trovato centinaia di persone che gridavano “pls halp!!1!1!!!!” e non ricevevano risposta, mi sono imbattuto nel post di un tale che diceva che c’era solo da fare una cosa ovvissima e lui così aveva risolto. Poi non diceva cos’aveva fatto. E altre tre persone gli chiedevano di, cortesemente, enunciare la soluzione oltre che vantarsi di averla trovata. Essendo il post vecchio di un mese, le speranze di vedere la soluzione erano nulle.
Quindi non so bene come, dal suo vantamento di cosa bisognava fare ho intuito cosa fare, l’ho fatto e ho fatto funzionare il computer per altri mesi.

Dopo i suddetti altri mesi, come già detto, sono finiti gli aggiornamenti.

Profondamente disgustato da Mint, non ho considerato neanche per un picosecondo la possibilità di aggiornare a Mint 17, anche se ora sembra che si siano dotati di un sistema migliore del “formatta e reinstalla” per gli aggiornamenti.
Invece, da novembre avevo una iso di solydx che aspettava solo di essere installata.
L’avevo già provato su una macchina virtuale: sempre XFCE, sembrava promettente. Però siamo a marzo, non posso installare una iso vecchia di 5 mesi! Andiamo a scaricare la nuova iso!
Mi reco sul sito di Solydxk (che sembra essere il nome cumulativo di Solydx e Solydk, anche se a volte uno dei due viene chiamato Solydxk solo per aggiungere confusione e consonanti, ma chi sono io per giudicare?) e vado a scari… ci sono solo le iso a 64 bit.
Dopo una breve ricerca nei meandri del forum, scopro che l’edizione a 32 bit ora è “gestita dalla community”. Credo che all’atto pratico voglia dire che nessuno si assume alcuna responsabilità se non funziona e che si trova in una cartella sperduta nell’FTP del sito.
Scarichiamo questa iso e vediamo un po’.

Dopo un backup totale, nuclearizzo il disco rigido e avvio l’installazione.

Dopo un’eternità finalmente finisce e riavvio: funziona. È solido. È più lento di Mint ad avviarsi anche se è sempre XFCE. Ogni tanto la barra del titolo delle finestre diventa nera senza alcuna ragione, è chiaramente un bug grafico. Firefox, Thunderbird e LibreOffice sono in inglese.
Va beh, ormai conosco la procedura: mentre ripristino i file dal backup, apro il gestore pacchetti e… i pacchetti della lingua sono già installati!?

Riavvio e Firefox, Thunderbird e LibreOffice diventano magicamente in italiano. Oooooh!

Ora, resta il punto critico, il nodo centrale, il culmine dell’intera installazione, ciò che farà pendere l’ago della bilancia in maniera irrevocabile e mi permetterà di stabilire se Solydx è una distro rispettabile o no: l’installazione dei driver della stampante.

La stampante, già da alcuni mesi, non è più quel trabiccolo connesso alla rete con CUPS su un Raspberry Pi, ma una stampante laser da “small office” dotata di porta Ethernet. Su Mint era stato necessario installare i driver proprietari con una convoluta procedura che un utente dettagliava sul forum di Mint, esordendo con “Su internet mezzo mondo dice di fare così e cosà, ma diamine, la procedura corretta è invece questa che ora vi enuncio!” e in effetti su internet si trovava solo una procedura che non funzionava, copiata e incollata senza criterio da decine di persone, mentre la sua aveva fatto il miracolo.

Vediamo cosa succede su Solydx. Apro il gestore stampanti. In 3 secondi rileva la stampante connessa alla LAN, ok, anche Mint lo faceva ma poi non funzionava. La aggiungo.
Stampo la “pagina di prova”. E va.
Ah, va beh, chiaramente quella stampante ha sia i driver proprietari che dei driver open source, ma questi ultimi non supportano il fronte-retro automatico e altra roba. Avrà pescato quello e non quelli proprietari, no?
No, non so che driver stia usando, ma ci sono TUTTE le opzioni. Incluse quelle che su Mint, con i driver proprietari, non c’erano. Wow.
Credo che, più che di Solydx, sia merito di qualche aggiornamento dei driver open source (sempre che stia usando quelli) o di CUPS o che so io, ma non importa.

La stampante è anche uno scanner, ma da quel punto di vista bisogna solo installare un pacchetto fornito dal produttore e tutto magicamente funziona con SANE, come accadeva anche su Mint.

E dopo un altro riavvio del computer, la barra del titolo non diventa più nera.

Bene, devo dire che finora Solydx si è mostrato esattamente quello che ci voleva già due anni fa su quel computer: un OS solido come una roccia, che non esploda ogni 5 secondi richiedendo la mia immediata assistenza. E speriamo che non ci sia da aggiornarlo con un formattone tra due mesi.

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2 pensieri su “Mint, atto V (aka Solydx, atto I)

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