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Sulla qualità del software

Di recente 3agle3ye ha, per varie ragioni, interagito con un’azienda di medie dimensioni che fa software. E con “medie dimensioni” si intende “ha più di 2 dipendenti”, e con “software” si intende ovviamente “un catorcio gestionale in VB6”, come praticamente tutte le aziende che fanno software in Italia. Il mercato dei gestionali fatti con i piedi in Visual Basic e mai veramente aggiornati dal 2004 non conosce crisi, a quanto pare.

Il software in questione è un enorme piatto di spaghetti senza commenti e ha un database da migliaia di tabelle completamente privo di ogni forma di documentazione e bisogna scrivere un altro software in grado di interfacciarsi con questo schifo. Fortunatamente il compito non tocca a me, e nemmeno a 3agle3ye.

Ciò che mi sorprende, tuttavia, è che 3agle3ye riesca a difendere questo penoso baraccone pur non avendo vincoli di parentela o amicizia con alcuno che ci lavori: sostiene infatti che è un’azienda seria in quanto è in giro da anni e ha venduto decine di migliaia di licenze per il proprio software, e che tanto “a nessuno importa l’estetica del codice” e “i veri bug fixer [sic] sono gli utenti”. Questo mi ha portato a una riflessione che ritenevo utile scrivere qui.

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Solydx, atto IV (e una riflessione sul ruolo del sysadmin)

L’ultima volta, oltre un anno fa, mi stavo lamentando dei tanti piccoli bug che affliggono Solydx su quel vecchio e lento computer e che aumentano in continuazione, e mi ero retoricamente chiesto che distro installare. Beh, non l’ho scritto sul blog, ma circa un mese dopo ho effettivamente cambiato distro…

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Rivistando Windows 10: sempre peggio

In qualità di tecnico informatico e sistemista sottopagato (nel senso che proprio nessuno mi paga) per familiari e parenti, mi è stato assegnato il compito di prendere in mano un nuovo portatile HP nato con Windows 10 e renderlo utilizzabile e privo di spazzatura preinstallata.

Ciò mi ha dato modo di valutare nuovamente Windows 10 e notare che è peggiorato rispetto all’ultima volta, ma andiamo con ordine.

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Android Studio è entrato in combustione spontanea

Quell’ammasso di software noto come “Android SDK e Android Studio e Android Vattelapesca” che servono a compilare e debuggare e cosare in vario modo le app, fino a un mese fa, funzionava dignitosamente. Ora si è trasformato in una pila di letame in fiamme in maniera spontanea e casuale.

Capisco perfettamente che Google abbia il desiderio smodato e incontenibile di chiudere tutti in catene dentro ad Android Studio, ma per fare ciò, forse, dovrebbe preoccuparsi di fare funzionare l’infernale arnese; e invece più passa il tempo, più lo distrugge in maniere allucinanti e non documentate, in pieno stile Google. Può fare concorrenza alle “software house” ferme al 2001 con sede in qualche capannone di Cologno Monzese (ce ne sono una valanga, tutte nei capannoni) che fanno software gestionali in Visual Basic, la qualità è la stessa.

Ma andiamo con ordine.

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Ops, qualcosa è andato storto

Una “nuova” tendenza (in realtà c’è da molti anni) in informatica è rinunciare completamente a ogni forma di error handling sensato, di solito perché non si ha idea di che errori possono uscire dalle funzioni invocate, librerie importate e codice chiamato; si preferisce invece sbattere in faccia all’utente un messaggio genericissimo e inutile che dice, ad esempio, “Ops, qualcosa è andato storto :(” con tanto di faccina per sopperire alla mancanza di informazioni tecniche utili a sanare l’errore.

Un po’ come racchiudere l’intero programma in un try-catch gigante. Che non è detto che non sia proprio quello che si fa.
Se non altro è meglio che crashare brutalmente e perdere tutto il lavoro non salvato.

In realtà l’errore inutile e il crash devastante non sono mutualmente esclusivi, quindi a volte c’è il danno e la beffa, ma stiamo divagando…

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