Mint, atto I

Dopo un incidente virussistico che ha completamente distrutto Windows sul computerletamaio, ho ritenuto che fosse finalmente giunta l’ora di metterci Linux.

Dopotutto, Windows già da tempo era talmente devastato che il servizio col compito di effettuare richieste DHCP era sempre e comunque spento, impossibile da attivare perché una delle dipendenze non era attiva e Windows non era minimamente in grado di capire quale fosse la dipendenza colpevole. Il calcolatore si poteva usare, ma solo impostando a mano IP, gateway, etc… e restava sempre l’incona della connessione fissa su “acquisizione indirizzo di rete”. Anche col DHCP disattivato. Eccellente codice doveva esserci sotto.

L’incidente devastante è stata l’infezione ad opera di uno dei soliti virus che dicono “Polizia: sei in arresto. A meno che non paghi 1000 € a uno sconosciuto.” e si impossessano del computer. Ma ora siamo giunti a nuovo livello: era uno di quelli che criptano anche i file .doc, .pdf e altri e quando paghi ti danno la password per decriptarli. Questo a dire il vero l’ho scoperto alla fine, ma per puro caso alcuni giorni prima ero venuto a sapere dell’esistenza di questo nuovo genere e del fatto che l’unico modo per recuperare i file criptati è catturare la richiesta HTTP con cui il virus manda la password al server del criminale di turno.
Ovviamente poi era troppo tardi per recuperarla, ma almeno il PC è stato spento brutalmente al primo manifestarsi del virus, cosicché solo pochissimi file e non importanti sono stati criptati.

Faccio ciò che già feci in passato per un caso simile: avviare il live CD di Kaspersky e ripulire Windows. La scansione è lenta, lentissima, ci mette 2 ore! Arrivata al 97%, finalmente trova dei virus: ci siamo! Ovviamente non si può fare nulla fino al 100%. E cosa fa al 98,87%? Si ferma. Il programma sta ancora andando avanti, calcolando il tempo trascorso, ma dopo mezz’ora che sta lì piantato inizio a sospettare che non si muoverà mai più. Provo tutto il possibile e l’immaginabile e riesco soltanto a chiuderlo.
No, eh! Adesso basta! Non lo lascio andare altre 2 ore a vuoto!

Ho sotto mano il CD di Ubuntu: lo uso per recuperare alcuni file importanti e poi direi che si può anche fare una bella formattazione. In ext4 stavolta.

Riguardo a Linux, tutto si riduce alla scelta dell’ambiente grafico.
1) Unity (= Ubuntu): bello, a parte la barra laterale che è assolutamente proibito mettere sotto. E il fatto che si avvia in 5 secondi ma tutta l’interfaccia lagga, va a scatti e se già solo nel frattempo si sta aggiornando aprire una finestra del terminale diventa un’impresa ardua perché il pannello laterale si rifiuta di obbedire a qualsiasi click o pressione o trascinamento o pugno sul naso.

Potremmo anche chiudere due occhi e dire che Ubuntu va bene lo stesso. Adesso c’è Ubuntu 13.04: bene, ma io ho il DVD di 12.10! Beh, che sarà mai, installo 12.10 e poi lo aggiorno, non sarà così difficile, no?

Lo installo, installo tutti gli aggiornamenti e poi una finestra balza fuori in automatico per avvisarmi che c’è una nuova versione di Ubuntu e posso effettuare l’aggiornamento! Se premo l’apposito tasto, dopo vari secondi in cui non succede nulla, crasha uno script o programma il cui compito era controllare gli aggiornamenti di GTK, o aggiornare GTK, o aveva a che fare con GTK e gli aggiornamenti in qualche modo. E basta. Fine. Non succede altro.

Aggiornare Arch è più facile, che diamine! Capirei se avessi installato Ubuntu 6.04, ma da una versione a quella immediatamente successiva!? Addio, Ubuntu.

Sì, ora qualcuno verrà a dirmi che almeno dovevo cercare il messaggio di errore, cercare di una soluzione, comprendere la sottile arte dello Zen dell’aggiornamento di Ubuntu, però io voglio ESATTAMENTE evitare questo genere di cose: ne ho abbastanza di combattere con errori assurdi e interfacce grafiche laggose!
E poi quando aggiornare Arch è più facile (“pacman -Syu” → cerca come risolvere conflitti, se ne ce ne sono → fatto.) e veloce e indolore che aggiornare la distro “per gli esseri umani” (inclusi i non esperti…) dovrebbe venire qualche dubbio. Qualche dubbio sulle mie capacità di smanettone, sicuramente.

Se ti piace tanto Arch metti quello e stai zitto

Sì, mi piace tanto, ma un conto è mettere Arch in mano a uno che sa cosa sta facendo e sa tenerlo aggiornato, un altro è metterlo in mano a qualcuno a cui già se dici “apri il terminale” ti guarda con aria attonita e figuriamoci se sa fare i passaggi manuali che talvolta ci sono da fare (come minimo fa “rm -rf /” e poi si chiede perché non gli parte più il PC); una rolling release aggiornata (da me) ogni 6 mesi non è proprio il massimo della sicurezza e già mi è bastato di disinfestare Windows. Bisogna anche capire che io sono un “appassionato” e alla fine mi diverto anche con queste cose, ma c’è gente a cui non importa nulla e non vuole imparare, vuole solo qualcosa che funzioni senza tante complicazioni.

2) Gnome: se il computer fosse un tablet… Secondo me la gente che usa Gnome su un tablet si conta sulle dita di una mano monca, comunque.

3) KDE: mi è già bastata l’esperienza dell’altra volta e poi è pesantissimo.

4) Enlightenment: è opinione diffusa che, più che un’interfaccia grafica, sia un modo di dimostrare quanti effetti grafici graziosissimi supporta. Non mi piace granché. Sì, è configurabile, ma non ho voglia di perderci tempo.

5) Cinnamon e MATE: ho provato a documentarmi sulle differenze tra l’uno e l’altro, che paiono essere queste:

  • MATE è un fork di GNOME 2, Cinnamon di GNOME 3
  • MATE è un po’ più leggero (e stabile, ma è solo questione di tempo prima che Cinnamon lo raggiunga)
  • Cinnamon ha il menu StartCheNonSiChiamaStart più bello.

Visto che il PC è lento, opto per MATE. Ciò implica Linux Mint. Ci rivediamo, dunque…

Mint fa ancora lo scherzetto di “not enough memory”, ma col trucchetto di “mem=1014M” parte comunque e soprattutto non va più in kernel panic! E comunque, ho scoperto che disattivando dal BIOS un’opzione dalla descrizione fumosa sul genere di: “This will reserve a standard gap in RAM for additional firmware for expansion boards, or else will reserve an extended gap of 1 Mb starting at 15 Mb”, in teoria (disattivata) si mangia 1 Mb di RAM a 15 Mb dall’inizio, in pratica libera 1 Mb e Mint riesce ad avviarsi (rilevando 1015 Mb) senza opzioni aggiuntive.

L’avvio è lentissimo (anche dopo l’installazione), ma MATE non lagga come Unity. E non si blocca più in continuazione come l’altra volta (forse era Cinnamon? Ma erano varie versioni di Mint addietro, comunque).
Lo installo sovrascrivendo Ubuntu.

L’interfaccia grafica è alquanto pulita e ordinata, tutto sembra funzionare opportunamente da subito, bene.

Firefox è in inglese. LibreOffice pure.
Ho cercato su Google, giungendo sostanzialmente a uno che segnala ciò come bug sul bug tracker di qualche cosa: in effetti, dice anche lui, se durante l’installazione selezioni la lingua, non avrebbe più senso installare anche i pacchetti di lingua opportuni?
Un altro aveva risposto che Firefox e LibreOffice sono programmi, con una procedura di installazione separata da Mint in sé e quindi è meglio non interferire con essi. Perché, certo, Mint è un blocco unico, non è assolutamente composto dai vari componenti di GNU\Linux e di MATE e un’infinità di altra roba, no?
Li installo io a mano, col gestore di pacchetti. Che è una cosa separata a distinta dal gestore di software, ma la logica dietro alla dicotomia è intuibile.

Il pacchetto per la lingua di Firefox va attivato a mano e facendo ciò noto che, oltre alla localizzazione inglese, c’è anche quella tedesca e mi pare altre due. Ma che senso ha!? O tutte o nessuna, altrimenti è “discriminatorio” verso una buona fetta della popolazione mondiale, se non verso la maggior parte!
Oltretutto, LibreOffice non dovrebbe nemmeno avere una lingua integrata, quindi un pacchetto va scaricato per forza: tanto valeva prelevare durante l’installazione quelli della lingua selezionata…

Comunque, il gestore del software è miliardi di volte meglio dell’equivalente programma che c’è su Ubuntu, se non altro perché c’è effettivamente del software dentro e non solo 3 giochini a pagamento con recensioni di 1 stella e 2 programmi con commenti che dicono “doesnt werk!”.

Gli aggiornamenti “automatici” del software richiedono di vedere che quell’icona in basso a destra ti fa notare che devi fare qualcosa, premerla, immettere la password e premere il tasto per installare gli aggiornamenti. Ogni aggiornamento ha un livello da 1 a 3 (non ne ho visti altri) indicato in un ridicolo pataccone quadrato e colorato col numero bianco al centro. Non c’è modo di sapere in base a cosa è assegnato il livello. L’informazione l’ho trovata giorni dopo per puro caso: indica quanto è “affidabile” il pacchetto, ovvero se è stato preparato dal team di Mint o da terze parti.

Ogni tanto riemergono delle stringhe in inglese. Non so esattamente a quale componente del sistema operativo appartengano e se esista modo di tradurle, ma non importa, tanto la facciata principale è in italiano e va bene così.

Avahi pubblicizza sulla rete la gestione remota dei dischi rigidi (udisks), ma si può disattivare (la “pubblicità”, la gestione non so nemmeno se è veramente attiva e non importa, tanto quel PC non esce mai da questa casa) eliminando un file.

Ora, visto che a differenza di Windows funziona la condivisione file (su Windows dipendeva da quel servizio impossibile da avviare, per oscure ragioni), trasferiamo un po’ di file da un PC con Windows 7 a questo.
Su Windows non ci vuol niente a condividere una cartella, anche se Windows insiste nel farmi usare il Gruppo Home (che non è compatibile con Linux, guardacaso).
Su Mint, ora, cosa devo fare per accedere alla cartella condivisa? Percorsi di rete? No, non c’è nulla.
Nel menu c’è qualcosa che ha a che fare con la condivisione file? Non mi sembra di vederlo.
Boh?

Non ho un’estrema voglia di indagare, quindi ricorro alla soluzione più semplice che mi venga in mente: scrivere smb://192.168.0.123/nomedellacartella nella barra degli indirizzi di Caja (gestore di file).
Questo presuppone di conoscere già le seguenti informazioni ignote a un n00b… ehm… non esperto:

  • Che si può scrivere direttamente un indirizzo là nella barra
  • Che Caja può andarci anche se non è sul computer locale (in effetti neanch’io ne ero sicuro, ho provato per analogia con Windows…)
  • Che il protocollo per la condivisione dei file si chiama SMB (o Samba)
  • Che la sintassi richiede protocolloduepuntislashslash (anche un n00b ha http:// sotto al naso tutto il giorno, ma sfido chiunque a trovarne uno che intuisca spontaneamente o conosca la correlazione…)
  • L’IP dell’altro computer
  • L’indirizzo della cartella sull’altro computer (a dire il vero lo dice Windows quando si condivide la cartella, quindi non è molto difficile).

Vorrei scrivere “sono sicuro che c’era un metodo più semplice”, ma dopo aver visto in altre distro assurde complicazioni per realizzare i risultati più banali non ne sono tanto sicuro. Dirò piuttosto “sono sicuro che si può arrivare ad usare un metodo più semplice” (magari installando e configurando qualche cosa?).

Con Wireshark sull’altro computer posso apprezzare come finalmente non si usi più NetBIOS e la tripletta di porte 137-8-9, ma tutto transita sulla 445. Era ora.

La copia dei file, per ragioni ignote e incomprensibili, si blocca. Ogni 200 Mb, o 2 Gb, o qualsiasi cosa nel mezzo.
Ovvero: trasferisce 500 Mb, si ferma, non trasferisce altro, ma secondo la finestra del trasferimento file sta ancora andando avanti. Il file su cui è fermo è stato creato su Mint e ha dimensione 0 byte.
Se elimino il file e ricomincio a trasferire da quello, è come se iniziasse un trasferimento parallelo, separato e distinto. Che si blocca a 200 Mb. E quello dopo a 1,1 Gb. E quello dopo a 300 Mb. E quello dopo a 2 Gb. E quello dopo… ho reso l’idea.
Al primo blocco ho provato di tutto: staccare il cavo Ethernet, cercare di annullare il trasferimento, etc… Nulla. Non si riesce nemmeno a riavviare il computer perché “caja -n” è attivo e neanche se forzo la chiusura si chiude.
Dopo aver ucciso con kill tutti i processi relativi a Caja, posso tranquillamente riprendere a trasferire. Le volte successive non sto neanche più a terminare i processi.
Che eccellente codice dev’esserci sotto. Meno male che era “più stabile”.

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6 pensieri su “Mint, atto I

    1. M. Numerio Autore articolo

      La ringrazio. Spero tuttavia che Solydx sia meno “produttivo” sotto questo punto di vista…

      Rispondi
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