Socket sfortunati e chip saldati male

È noto ai più (o almeno, ai commentatori schiumanti e fanboy estremisti che, appunto, commentano tutte le notizie su HWUpgrade) che i processori AMD “Bulldozer”, gli FX con TDP medio di 300 GW e performance single-core penose, siano appunto dei forni dalle performance penose. Eppure nei commenti c’è sempre qualcuno che si vanta di aver trovato fortunosamente un portatile con un’APU AMD, che ha gli stessi svantaggi – è per questo che sono così difficili da trovare – e si crede un affarista sublime. Non capisco come i due concetti possano coesistere in armonia nelle loro teste: la risposta ovvia è che siano persone diverse con opinioni diverse a scrivere commenti diversi, ma è più “divertente” pensare che siano sempre gli stessi, con problemi di doppia personalità, che rende più comprensibile il degrado mentale perenne della sezione “commenti”. Ma non divaghiamo.

Ormai 4 anni fa, trovandomi a dover fare il grande upgrade del calcolatore, visto che Intel faceva ancora prezzi da rapina, visto che ogni tanto eseguo programmi che riescono a caricare al 100% tutti i core e vorrei che finissero più velocemente di macinare, visto che gli AMD FX avevano performance multi-thread migliori degli equivalenti Intel, visto che anche se come single core erano leggermente peggio della concorrenza sarebbero stati comunque meglio di quello che avevo fino a quel momento, visto che Piledriver (gli FX “nuovi”) era comunque un passo avanti rispetto a Bulldozer (gli FX “vecchi”), decisi di schierarmi con l’underdog della situazione e prendere una CPU AMD FX.

In questi 4 anni la CPU si è comportata bene, facendo sempre onestamente il suo lavoro, nulla da dire su quella: il problema è stato la “piattaforma” intorno…

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Immagini impossibilmente invisibili e ordinaria amministrazione nello sviluppo web

Guest post da parte di un “collega” ormai immerso fino agli occhi nello sviluppo web pezzente… ehm… creazione di siti su misura a buon mercato per piccole realtà, magari ne seguiranno altri.

Sono ore che cerco di capire per quale assurdo e folle motivo solo io e un cliente non vedevamo una maledetta galleria di immagini in una maledetta pagina HTML. Il sito esiste da anni, ma solo mo’ dà il problema. Il cliente sostiene di aver solo cambiato nome alle foto. Se mente lo sgamo con git, ma purtroppo ha ragione.
Lui dice che non vede le foto, io lo confermo, ma ben presto scopro che solo io e lui abbiamo questo problema, e solo su Firefox.

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Come ottenere ebook da app Publiwide

Non so se vi siete mai chiesti come ottenere l’ebook che avete comprato, magari insieme ad un libro cartaceo da 70 €, in un formato .epub da una nota app che permette di visualizzarli solo tramite la stessa (Publiwide).

Ebbene, perché dovreste scaricare, ai limiti dell’illegalità, un file .epub invece di visualizzarlo dall’apposita app che ve lo fornisce? Semplice, perché l’app in questione fa schifo. Profondamente.

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Sulla qualità del software

Di recente 3agle3ye ha, per varie ragioni, interagito con un’azienda di medie dimensioni che fa software. E con “medie dimensioni” si intende “ha più di 2 dipendenti”, e con “software” si intende ovviamente “un catorcio gestionale in VB6”, come praticamente tutte le aziende che fanno software in Italia. Il mercato dei gestionali fatti con i piedi in Visual Basic e mai veramente aggiornati dal 2004 non conosce crisi, a quanto pare.

Il software in questione è un enorme piatto di spaghetti senza commenti e ha un database da migliaia di tabelle completamente privo di ogni forma di documentazione e bisogna scrivere un altro software in grado di interfacciarsi con questo schifo. Fortunatamente il compito non tocca a me, e nemmeno a 3agle3ye.

Ciò che mi sorprende, tuttavia, è che 3agle3ye riesca a difendere questo penoso baraccone pur non avendo vincoli di parentela o amicizia con alcuno che ci lavori: sostiene infatti che è un’azienda seria in quanto è in giro da anni e ha venduto decine di migliaia di licenze per il proprio software, e che tanto “a nessuno importa l’estetica del codice” e “i veri bug fixer [sic] sono gli utenti”. Questo mi ha portato a una riflessione che ritenevo utile scrivere qui.

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Far funzionare il cestino in partizioni NTFS su Linux

Come annunciato, si comincia con i lacchezzi! O si continua.

Ho un HDD interno connesso per archiviare roba su Linux Mint. Dopo innumerevoli lotte per farlo montare non mi funzionava il cestino e quando tentavo di eliminare qualcosa mi veniva il prompt «ELIMINO SUBITO, OK?» e dovevo dargli «OK!».

Cercando qualche guida sciamanica sul forum di ubuntu ho trovato, stranamente, un modo per risolvere questo bug [è un errore di configurazione da parte dell’utente, non un bug, ndr].

Far funzionare il cestino in partizioni NTFS su Linux

In pratica bisogna modificare il file fstab, sono sufficienti due passaggi:

  1. Dare il comando id nel terminale e ottenere il vostro uid e gid (il mio era 1000 in entrambi i casi)
  2. modificare il file /etc/fstab come root (sudo nano /etc/fstab), recandosi alla riga opportuna contenente il vostro HDD e aggiungere alle opzioni (dopo ntfs o ntfs-3g): utf8,umask=007,uid=1000,gid=1000 (dove 1000 è il vostro id).

Nel mio caso, PRIMA avevo:

/dev/sda1 /home/3agle3ye/DATI ntfs-3g defaults 0 0

e dopo:

/dev/sda1 /home/3agle3ye/DATI ntfs-3g utf8,umask=007,uid=1000,gid=1000 0 0

Riavviate e magicamente potrete cancellare i file che automaticamente vi andranno nel cestino di sistema.

Presa bene.

Spiegazione di cosa fanno quei parametri

(Questa parte è stata scritta da Numerio)

Poiché sono contrario allo sciamanesimo e alla magia in ambito informatico, ma anche in altri ambiti, spiegherò in base alle mie conoscenze cosa fa ogni singolo elemento di quella riga:

  • /dev/sda1: identifica la partizione da montare. Può anche esserci LABEL=qualcosa, PARTLABEL=qualcosa, PARTUUID=identificatorelunghissimo, UUID=identificatorelunghissimo, etc… lasciate quello che c’è. Per vedere i vari UUID si può ricorrere al comando lsblk.
  • /home/3agle3ye/DATI: è il mountpoint, la directory dalla quale si potrà accedere al contenuto della partizione.
  • ntfs-3g: il filesystem, in sostanza. A volte c’è ntfs (pare che scrivere ntfs-3g sia deprecato) o, secondo gli sciamani più sciamannati, fuseblk. Lasciate quello che c’è.
  • utf8: a dire il vero non so cosa faccia e non ho voglia di cercare… UTF-8 non è già il default?
  • umask=007: indica quali permessi rimuovere, da ogni file. Cioè di fatto quali permessi lasciare. In questo caso dà tutti i permessi possibili (lettura, scrittura, esecuzione, accesso alle directory) all’utente e al gruppo indicati dopo, e nessun permesso agli altri.
  • uid=1000,gid=1000: identificano utente e gruppo. NTFS non supporta i permessi Linux (salvo assurde configurazioni ignote ai più, con cui teoricamente può supportarli, ma non lo fa nessuno), ma il kernel si aspetta che i file e directory siano di proprietà di qualche utente e abbiano dei permessi, quindi il “driver” ntfs-3g mente al kernel dicendogli che è tutto dell’utente 1000 e gruppo 1000.
  • Il primo 0 disattiva fsck, che tanto non funziona sui filesystem NTFS.
  • Il secondo 0 riguarda il programma dump che nessuno usa più dagli anni ’70 o giù di lì e, se non vado errando, gli dice di non effettuare backup del disco. Che ci sia 0 o un altro numero non fa alcuna differenza, a meno che non si usi dump.

L’unica cosa importante, in realtà, è settare l’uid, ma tanto vale metterci il gid. E una cosa tira l’altra quindi tanto vale mettere tutto.

Mint: installazione e lacchezzi vari

No, non sono passato a Mint. Ma 3agle3ye sì; non so perché, visto che aveva giurato eterna fedeltà a Windows.

Gli ho chiesto di scrivere un post a riguardo, ma ha asserito che preferiva mandarmi messaggi vocali in diretta durante l’installazione e io dovevo fare la fatica di scriverlo, poi non ha fatto nemmeno quello e non ho ancora capito il senso di tutta questa storia, ma qualche dettaglio della faticosa installazione di Mint me l’ha riferito (per iscritto), quindi lo riporto qui.

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Resettare la password di Windows usando Linux

Stamattina, in una delle tante minuscole aziende di consulenza informatica, cioè di “supporto tecnico sottopagato”, si è verificata una scena già vista milioni di volte: un cliente entra in preda al panico col computer in mano, e piangendo e gridando e roteando i pugni in aria e sparando fulmini dalle orecchie e non so che altro, annuncia di non ricordarsi più la password di Windows e scaraventa il computer su una scrivania con una forza tale da scinderla in due. La scrivania era quella del proprietario dell’azienda, nonché unico dipendente, che con calma ieratica ha detto «Vedremo cosa si può fare.» e ha immediatamente appaltato il lavoro a 3agle3ye in base a logiche che non starò a spiegare.

3agle3ye decide di usare Mint per risolvere il problema, ma solo perché in quel preciso istante era lì di fianco e aveva una chiavetta con Mint nella mano destra.

L’intera vicenda mi è stata raccontata da 3agle3ye, ma per qualche ragione l’articolo lo devo scrivere io: vabbbbbbè…

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