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Solydx, atto IV (e una riflessione sul ruolo del sysadmin)

L’ultima volta, oltre un anno fa, mi stavo lamentando dei tanti piccoli bug che affliggono Solydx su quel vecchio e lento computer e che aumentano in continuazione, e mi ero retoricamente chiesto che distro installare. Beh, non l’ho scritto sul blog, ma circa un mese dopo ho effettivamente cambiato distro…

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Cortana su Linux!1!!1!1!1!!11

Ammirate questo altissimo capolavoro di ironia! Linux, cioè più precisamente Arch, cioè più precisamente Cinnamon perché il resto di Arch non c’entra nulla, con la grafica di Windows 10!

Arch e Cinnamon con un tema simil-Windows 10

Arch e Cinnamon con un tema simil-Windows 10

Cinnamon è un mattonazzo bestiale che lagga orrendamente e riesce a crashare in varie maniere innovative e mai viste prima su qualsiasi cosa non sia Cinnamon, così sembra davvero di stare su Windows!

Battute a parte, a questo sublime risultato si perviene con 2 pacchetti che stanno nell’AUR: gtk-theme-windows10 e windows10-icons. Che funzionano anche su Openbox, che è considerevolmente più leggero e stabile di Cinnamon.

Lo sfondo lo trovai su box-look.org tempo fa, ma è scomparso e non lo trovo più da nessuna parte. Probabilmente, anche se non ha senso, infrange tutti i copyright possibili e immaginabili, quindi se questo blog dovesse sparire sapete perché: ho osato mettere là sopra uno screen in cui si vede quello sfondo.

Impressione, boot di Arch Linux

Non so più che titoli inventarmi e spero che qualcuno colga la citazione colta(?) che potevo anche evitare.

Comunque, come anticipato alla fine dello scorso post, ho installato Arch, quindi ora vengo a vantarmene… ehm… faccio qualche commento sulla situazione generale e quella specifica.

Insomma, ci ho messo 5 giorni a passare dal sistema appena installato a qualcosa di vagamente utilizzabile, ora vi beccate i punti salienti di quest’esperienza mistica (perché alla fine avevo visioni della wiki di Arch e cose del genere).

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Considerazioni varie su Windows 10 e sul senso della vita

L’ultima volta ero giunto alla conclusione che Windows 10 fosse esteticamente gradevole (a parte le icone) ma lentissimo. Probabilmente perché l’avevo installato su un netbook del 2010. E, cosa più grave, era piagato da gravi problemi di totale assenza di privacy, tramite il consenso obbligatorio alla raccolta di ogni dato possibile e immaginabile da parte di Microsoft.

Per queste ragioni avevo deciso di non effettuare sul computer principale l’upgrade da 7, che è palesemente l’evoluzione di 10 sotto tutti gli aspetti visibili all’utente pur essendo uscito 6 anni prima, ma attendere osservando la situazione.

GWX loda le innovazioni di 10

Essendo universalmente noto che 7 è superiore a 8 sotto tutti i punti di vista (tranne che per i fanboy più agguerriti o per chi ha un tablet), il “mix” implica che sia una via di mezzo. Potendo scegliere tra 7 e 10, quindi, cosa dovrei fare?

Ma consideriamo cos’è cambiato in questi ultimi mesi.

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Accurata descrizione dell’installazione di una distro Linux, parte 2

Sottotitolo: il principio KISS è l’unico che funziona.

Andiamo con ordine: 3agle3ye, che si definisce da solo “microsoftfag” (= fanboy Microsoft), ultimamente ogni volta che accende il netbook ritiene opportuno commentare via Telegram «Arch ❤️» o «Arch è il meglio linux sisi». Anche se lì ha installato ArchBang, che non è proprio la stessa cosa, ma non importa.
Tuttavia tale netbook è lentissimo e pesante (letteralmente, pesa come un mattone, come tutti i netbook), pur essendo minuscolo e scomodo.

3agle3ye mi ha quindi chiesto un consulto per l’installazione di Arch su un tablet con Windows 8. Dopo lunghe ricerche e alcuni tentativi, abbiamo concluso che la cosa era tecnicamente fattibile ma piuttosto complicata, in quanto quel tablet può avviare solo i .efi a 32 bit la cui esistenza è ignota ai più, e ciò richiedeva di ricompilare il .efi di GRUB in maniera non standard e in qualche modo cambiare bootloader alla live di Arch.

Pertanto 3agle3ye ha venduto il tablet e la custodia del tablet a due persone diverse che credono di aver fatto l’affare della loro vita con lo scorporo dei pezzi, ma 3agle3ye ha guadagnato di più che vendendo tutto in blocco.
Con quei soldi ha in parte recuperato il costo d’acquisto del portatile più economico che è riuscito a trovare, un Acer Cloudbook 14, che come hardware è praticamente un Chromebook ma ci gira Windows 10.

Al momento di installarci linux, si sono manifestati dei problemi assurdi e inaspettati.

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Nessuna rete Wifi su Samsung N150 Plus (scheda Broadcom BCM4313)

…su Linux. L’interfaccia wireless non pare esistere nemmeno facendo “ip link”.
La soluzione migliore sembra essere:

sudo modprobe brcmsmac

Se il comando fa il miracolo, aggiungere il modulo a quelli da caricare all’avvio, tramite:

sudo nano /etc/modules-load.d/wifi.conf

e nel file scrivere soltanto:

brcmsmac

Salvare con ctrl+O e uscire con ctrl+X.

Note varie:

  • Questa lotta si è svolta sul netbook di 3agle3ye, che a quanto pare non è quello dell’altra volta ma in simultanea lo è.
  • Forse brcmfmac è meglio per svariate ragioni, ma da alcune parti leggo che è il driver per le schede USB e brcmsmac per quelle PCI. Si può sempre provare con modprobe, al massimo non succede nulla.
  • Spero bene che modprobe funzioni su qualsiasi distro; i file in /etc/modules-load.d/ non so quanto siano standard ma credo abbastanza, visto che sono gestiti da udev. Le istruzioni su Arch funzionano, comunque.
  • Il file l’ho chiamato wifi.conf ma un nome qualsiasi va bene, basta che sia .conf.
  • La wiki di Arch ha una pagina su questo Samsung N150, ma dice essenzialmente “this card works out of the box” e prima di modificare la pagina vorrei capire se quello che sta succedendo è normale, perché non lo sembra proprio.
  • In realtà ho mentito, la distro non è Arch ma ArchBang. Che è sostanzialmente Arch + Openbox, quello che da 6 mesi suggerivo a 3agle3ye di installare…

Secure Boot: troppo facile da aggirare

Edit: prontamente, subito prima di pubblicare questo articolo, ho fatto un upgrade totale con pacman -Syu come avevo fatto più volte con vari aggiornamenti del kernel nel mezzo e questi aggiornamenti non sovrascrivono il bootloader o PreLoader o cose del genere.
Prontamente, “Boot failed: Access denied”, con una grafica diversa da quella del BIOS buggato che lo dice a prescindere anche se poi lascia avviare. E dopo un laggone bestiale in cui sembra che tutto si sia piantato, si apre l’HashTool da solo. Deduco che a generare l’errore adesso è PreLoader, che non ho aggiornato perché dovrei copiare a mano i file in /boot per aggiornarlo, quindi non so che diamine stia succedendo.

Alla fine, differentemente da tutte le altre volte, è stato necessario aggiungere l’hash di /boot/vmlinuz-linux alle MOK, cosa che non avevo mai fatto, ricordo benissimo.
O mi sta andando in pappa il cervello e ricordo male, o il metodo non funziona più. Nel dubbio lo pubblico comunque.

Inoltre, qualcuno ha descritto la procedura anche sulla wiki ufficiale di Arch, con annesso workaround per BIOS ancora più buggati dove il menu di avvio nella NVRAM è puramente decorativo perché avviano solo il bootloader di Windows riconoscendolo dal nome del file.
Ormai l’articolo l’ho scritto quindi, reitero, lo pubblico comunque.


Nell’ultima puntata: il dannato notebook può avviare solo con UEFI, solo con Secure Boot e solo con la chiave Microsoft.

Forse si può sostituire la PK usando il KeyTool ma non sono interamente sicuro che sia possibile o ragionevole da fare, visto che non c’è verso di attivare la Setup Mode e non ho voglia di rovistare ancora tra le frammentarie informazioni presenti su internet per capire se basta firmare il kernel con la PK o se bisogna per forza passare dalle altre chiavi, cioè dalla chiave Microsoft.

Se è obbligatorio usare quest’ultima, cosa succede se la chiave privata Microsoft cade in mano a dei malintenzionati: si può revocare? E se sì, io poi cosa avvio? O continuo a usare software firmato con una chiave non sicura, vanificando completamente l’aspetto Secure che compone metà del nome Secure Boot, o non avvio più nulla perché non posso caricare altre chiavi. Vanificando l’aspetto Boot, che è pure peggio.

Ma insomma, abbiamo già perso troppo tempo, vediamo come aggirare Secure Boot per avviare Linux senza neanche firmare i kernel o aggiungerne l’hash alle MOK.

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