Solydx, atto IV (e una riflessione sul ruolo del sysadmin)

L’ultima volta, oltre un anno fa, mi stavo lamentando dei tanti piccoli bug che affliggono Solydx su quel vecchio e lento computer e che aumentano in continuazione, e mi ero retoricamente chiesto che distro installare. Beh, non l’ho scritto sul blog, ma circa un mese dopo ho effettivamente cambiato distro…

…ho installato Arch.

Già tre anni fa sostenevo che fosse “il meglio Linux” ma che non fosse la distro adatta a un computer che non gestisco direttamente, principalmente per la questione degli aggiornamenti: non posso lasciare software vecchio di anni e con falle di sicurezza, né stare continuamente lì ad aggiornare e risolvere problemi.

Eppure tutte le distro che avevo provato fino a quel momento avevano tanti piccoli problemi o tanti enormi problemi, valeva la pena tentare, no?

Il tentativo riuscito

Installato Arch, Syslinux per non perdere tempo con GRUB, rete configurata con netctl, installato XFCE, LightDM, i soliti programmi, selezionato un tema decente dal pannello di controllo di XFCE, driver proprietari della stampante trovati nell’AUR, stampante configurata senza sforzo mettendo l’URL su CUPS, login automatico modificando le impostazioni di LightDM in /etc, recuperata cartella /home dai backup, ecco fatto. Tempo speso: più che a installare una distro preconfezionata, meno che a risolvere i problemini e problemoni di una distro preconfezionata.

L’audio funziona senza problemi con ALSA, la barra del titolo non diventa nera, il package manager è pacman quindi funziona all’istante perfettamente e velocemente, tutti i programmi funzionano, configurato anche l’aggiornamento del microcodice che ha effettivamente aggiornato il microcodice ed è sempre una cosa carina da notare, quando il computer esce dallo standby resta lo schermo nero ma quello lo faceva con tutte le distro e quindi non si usa lo standby e basta.

Tutto questo un anno fa. E poi? E poi ogni tanto ho fatto pacman -Syu e non si è mai presentato nessun problema, bug, intoppo o altro. Solo fortuna? Può darsi.

Il computer in questione, però, era estremamente lento. Quindi a un certo punto l’abbiamo sostituito. In un primo tempo ho tentato di mantenere la stessa installazione di Arch: tuttavia c’era da passare dai 32 ai 64 bit, da BIOS e UEFI, da Syslinux a systemd-boot… la cosa si stava rivelando troppo complicata, systemd-boot installava forzosamente il bootloader a 32 bit che non può essere avviato da UEFI a 64, aggiornare tutti i pacchetti da 32 a 64 bit non era possibile perché pacman continuava a lamentarsi dell’architetuttra “sbagliata” e non voler fare nulla (la live era a 64 bit avviata tramite UEFI). Probabilmente si sarebbe potuto, usando l’avvio legacy e lasciando tutto a 32 bit, ma ho preferito recuperare l’elenco dei pacchetti installati esplicitamente e reinstallarli con l’architettura giusta. E di fatto reinstallare tutto. Alla fine un’installazione pulita di Arch non richiede tanto più tempo che installare un’altra distro. E recuperando la cartella /home così com’era, praticamente tutti i programmi hanno mantenuto le impostazioni.

Quindi, ho finito col fare esattamente quello che volevo evitare, cioè reinstallare da capo? Sì e no, quello era un upgrade complicatissimo e inutile da attuare nella forma di upgrade, la cosa più opportuna era reinstallare, ed è stata un’esperienza rapida e indolore. È stato molto più lungo copiare la cartella /home da una parte all’altra, con rsync via ssh da due live di Arch, perché il vecchio computer aveva l’ethernet 10/100 e solo porte USB2, tanto valeva lasciarlo qualche ora a macinare invece che spostare tutto “a mano” con un disco rigido esterno. Anche perché non ne avevo neanche uno con abbastanza spazio libero.

Il ruolo del sysadmin

La cosa importante è un’altra: i vari aggiornamenti sono stati sempre indolori. E sono stati effettuati “a mano” dal sysadmin, che sarei io.

Su Solydx, essendo basato su Debian, avevo anche configurato gli aggiornamenti di sicurezza per autoinstallarsi visto che apt lo consente, ma il problema resta sempre lo stesso: un computer è una macchina complicata, il software che ci gira sopra è enorme e complicatissimo, le interazioni tra i diversi pezzi di software sono complesse e difficilmente prevedibili, potenziali bug si annidano ovunque: è impensabile che una macchina sia in grado di gestire da sé questo macello, cioè che un computer possa mantenersi aggiornato da solo… sì, Windows lo fa, ma si tratta principalmente di aggiornamenti di sicurezza, patch che non stravolgono l’intero sistema operativo, Microsoft si è sempre impegnata a mantenere la retrocompatibilità col software quanto più a lungo possibile (anche se con Windows 10 non ne sono più tanto sicuro… beh, staremo a vedere); anche con Linux si potrebbe teoricamente fare, mettendo una versione stabile di Debian o CentOS o una LTS di Ubuntu e configurando gli aggiornamenti di sicurezza automatici, ma bisogna tenersi anche i driver vecchi perché stanno nel kernel salvo occasionali backport e i programmi vecchi salvo occasionali aggiornamenti resi compatibili con le vecchie librerie a forza di patch assurde. Poi bisogna anche vedere cosa vuol dire “long term”: per Ubuntu è 5 anni, per CentOS è 10 come anche per Windows, etc…

Per avere un sistema aggiornato e funzionante, è inevitabile, ci vuole un essere umano che lo segua e lo tenga sotto controllo: il sysadmin.

Dare a un utente un sistema veramente “LTS” raramente è fattibile: un conto è se il computer serve a svolgere solo un compito ben definito e preciso e immutabile, ad esempio gestire qualche macchinario industriale: il software deve fare la stessa cosa da qui fino alla fine dei tempi, o fino alla fine della “vita” del macchinario. Ma per usi più generali capita spesso e volentieri di necessitare disperatamente di quella feature irrinunciabile di quel programma che ce l’ha da 2 anni ma nella LTS c’è una versione di 5 anni fa con qualche patch a caso, e più è generale l’uso, più aumentano le probabilità di necessitare di qualcosa di simile.

Windows, che viene deriso e criticato per la sua instabilità, è in realtà paradossalmente e ironicamente stabilissimo, da questo punto di vista: su un sistema operativo vecchio anche di 10 anni, con accumulati sopra service pack e patch varie che hanno tappato i peggio bug cercando di non distruggere la retrocompatibilità con nulla, è possibile installare anche software scritto l’altro ieri. È tutto anarchico e disordinato e con dll identiche ma a versioni diverse sparpagliate ovunque e qualsiasi critica volete, ma è incredibile che un pezzo di software così complicato e che ha subito simili “abusi” riesca a funzionare e mandare avanti i computer di milioni di persone al mondo!

Linux ha indubbi vantaggi di sicurezza, velocità, facilità di configurazione per utenti avanzati, costo, etc… e infatti è prevalente sui server, che solitamente hanno un sysadmin a gestirli e può raccoglierne i vantaggi. E Windows, in quanto permette all’utente di intasare il proprio computer con le peggio schifezze e vederlo ancora più o meno funzionare, è prevalente sui pc, dove di solito non c’è un sysadmin a fare da balia a folle di utenti ingrati che pasticciano e non si rendono conto della complessità spaventosa e mai vista prima in tutta la storia dell’umanità dietro a tutta questa tecnologia.

E nelle grandi aziende, con centinaia o migliaia di dipendenti, ciascuno col proprio pc davanti, perché continua a essere prevalente Windows? Chissà se è solo abitudine degli utenti o ci sono altre ragioni… dopotutto lì, qualcuno che gestisce il parco macchine c’è.

In ogni caso si ritorna al vecchio adagio “Windows è più user friendly, Linux è da smanettoni”: Windows non è “user friendly” come lo intenderebbe una persona che sappia cosa vuol dire il termine, è “pasticcione-più-o-meno-friendly-nel-senso-che-non-si-trasforma-in-una-palla-di-fuoco-all’istante”, Linux richiede qualcuno che ne capisca per farlo funzionare a regime. Tutto questo mentre l’utente medio continua a non avere la più pallida idea dell’assurda complessità della tecnologia e non volerne sapere nulla. E mi sa che resterà tutto così ancora per anni e anni e anni, anche se Windows 10 sta facendo sempre più schifo e ho il sospetto che diventerà ancora più propenso ad implodere improvvisamente…

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