Rivistando Windows 10: sempre peggio

In qualità di tecnico informatico e sistemista sottopagato (nel senso che proprio nessuno mi paga) per familiari e parenti, mi è stato assegnato il compito di prendere in mano un nuovo portatile HP nato con Windows 10 e renderlo utilizzabile e privo di spazzatura preinstallata.

Ciò mi ha dato modo di valutare nuovamente Windows 10 e notare che è peggiorato rispetto all’ultima volta, ma andiamo con ordine.

Primo impatto

Avvio il computer: Windows subito si prende molta confidenza dicendomi informalmente “ciao” mentre mi invita a consegnare la mia anima e la mia privacy a Microsoft con voce suadente.

Ora, è ben noto che gli utenti non hanno tempo e voglia di leggere inutili papiri di testo che non aggiungono alcuna informazione significativa rispetto a quello che si potrebbe dire in tre parole e questo Microsoft sembrava averlo abbastanza capito. Con Windows 10 forse si sono chiesti «Come possiamo rendere il sistema operativo più “user firendly”?» e la risposta è stata «Scrivere “ciaone” ovunque, ma allungare fino alla nausea la descrizione di tutte le opzioni, e tutti i messaggi di testo, e tutto il resto!». O più realisticamente hanno pensato «Se l’utente si stanca di leggerli a metà strada, forse non toglie tutti i consensi alla vendita dell’anima».

L’utente, che sarei io, ha tuttavia tolto tutti i consensi a prescindere, una volta stancatosi di leggere. Eccellente risultato, comunque: da questo punto di vista, Windows 10 è regredito rispetto a tutti i precedenti Windows.

Una volta terminato l’avvio, vengo soverchiato da Dropbox che vuole immediatamente aggiornarsi, OneDrive che crasha (su un computer nuovo? Al primo avvio? Un software Microsoft preinstallato su Windows che crasha all’istante!?), aggiornamenti che macinano, Cortana che inizia a dirmi «Ciaone utentone, chiedimi cosone e avrai rispostone banali e inutili! Yay!», 200 giochini e gioconi da 300 MB che cercano di autoaggiornarsi tramite lo Store, un programma HP che mi invita a registrarmi per l’assistenza, McAfee che prende a pugni l’hard disk tanto per passare il tempo, etc…

Esperienza out-of-the-box: schifo. Certo che agli utenti meno accorti Windows sembra sempre lentissimo, ma è solo perché c’è tutta questa roba inutile che immagino essere preinstallata da HP, come succede da sempre con tutti i PC che non siano degli assemblati!

Visto che con Windows 10 finalmente il CD, che poi è un DVD, di installazione non è più un segreto di Stato inaccessibile ai comuni mortali ma Microsoft lo mette a disposizione tranquillamente a tutti gli utenti, decido di seguire la procedura standard: installazione pulita e addio crapware, bloatware, e spazzatura inutile!

Quello che sarebbe stato un sogno proibito, in passato, quando toccava tenersi tutto il crapware del produttore, è finalmente possibile! Cioè anche prima era possibile, bastava scaricare illegalmente il file ISO, ma concettualmente era illegale! Adesso è legale e lecito! Quindi c’è stato un miglioramento rispetto al passato, con Windows 10? Sì e no. Continua a leggere, caro lettore, e vedrai…

Installazione pulita

Scarico l’attrezzo che crea la chiavetta USB o il DVD di installazione. Essendo un .exe, ovviamente, lo scarico su un pc con Windows 7. Che una cosa del genere richieda Windows non mi sorprende e lo trovo perfettamente accettabile.

Quello che trovo meno accettabile è che inserendo una chiavetta USB da 8 GB, vuota, formattata NTFS, che il computer vede benissimo, che potrei riempire fino all’orlo di file, l’attrezzo continua a dire che non ho inserito nessuna chiavetta e non può assolutamente procedere.

Scarico quindi il file ISO poiché l’attrezzo lo consente e masterizzo un DVD. Siamo nel 2017 e tocca ancora fare queste cose.

Dopo un po’ di tribolazioni per colpa del BIOS\UEFI che funziona malissimo, lagga, mette a disposizione una finestra temporale di 10 ns per premere un tasto non specificato per aprire le impostazioni e ci mette 2 minuti a notare che c’è una tastiera collegata, cerca continuamente di avviare da solo la “recovery” HP e piallarmi Windows, ha pochissime impostazioni, è stato tradotto in Italiano con un traduttore automatico e un frullatore (Secure Boot si chiama “Avvio Protetto” e fin qui va bene, l’ordine di avvio si chiama “Dispositivi Partenza” o qualcosa di similmente demenziale… HP, per favore, sei HP, non uno smerciatore di tablet cinesi, puoi fare meglio di così…) e ha anche delle stringhe in tedesco, riesco ad avviare dal DVD e installare Windows.

Inoltre, apprendo che Windows, nei primi 2 secondi del boot, riattiva da solo Secure Boot, disattiva l’avvio Legacy e imposta “Windows Boot Manager” come prima entry nell’ordine di avvio. Possiamo dire addio per sempre al dual boot, speriamo di non dover dire addio anche al “boot di qualsiasi cosa non sia il sacro Windows” tra un po’…

L’installer non mi chiede nemmeno il seriale perché da un po’ di tempo, su tutti i pc OEM, è memorizzato in un’apposita tabella ACPI. È una cosa che trovo molto graziosa e si può leggere pure da Linux, come ho verificato poco prima, mentre effettuavo il grande backup con dd e gzip di tutto l’hard disk, perché non si sa mai.

Finita l’installazione il computer si riavvia e nuovamente e tra un «Megaciaone utentone!» e l’altro disattivo tutte le impostazioni di vendita dell’anima al diavolo e avvio.

Windows 10 pulito: è lercio.

Ci sono immediatamente Cortana che cerca di intavolare amabili conversazioni con me fingendosi la mia migliore amica quando so che mi pugnalerà alle spalle alla prima occasione, OneDrive che vuole fare cose, e una valanga di giochini e gioconi da 300 MB preinstallati. C’è Candy Crush l’immancabile, Minecraft Windows 10 Edition, Asphalt (o ASSphalt) Vattelapesca Qualcosa Boh Renegade 9000 Edition non disinstallabile (!), Mega Clash Battle Royale Defense 2, e altre amenità. E Facebook (118 MB di app. CENTODICIOTTO.). E Twitter. E l’app XBOX. E altra spazzatura senza senso di esistere. In pratica, su questo computer HP aveva preinstallato solo l’aggeggio di registrazione dell’assistenza, Dropbox e McAfee, le decine di altre app invereconde venivano direttamente da Microsoft.

Ci sono più giochi che programmi di altro genere. Va bene, fino a qualche anno fa si pensava che i tablet avrebbero eroso gran parte del settore dei computer tradizionali, che sarebbero rimasti utili solo a due categorie di persone diametralmente opposte: i “gamer” e la gente che deve lavorare. È sensato che Microsoft voglia appellarsi ai “gamer” per continuare a vendere il proprio sistema operativo. Però il settore dei tablet è morto all’improvviso da anni, ancora non ne ho capito la ragione ma è così, non c’è più domanda; oltre a questo, i “gamer” sono i primi a far girare DWS e non vanno a comprare Windows e Office e lo spazio su OneDrive e altre fonti di introiti per Microsoft; Windows e Office li scaricano illegalmente, o comprano i seriali OEM a 10 € su qualche sito-fogna che li smercia. Ce ne sono tanti e, sì, è illegale usare i seriali OEM ma non sembra importare a nessuno: l’EULA dice chiaramente che chi installa Windows con quei seriali, in qualità di OEM, deve dare via il computer e non può più utilizzarlo per sé. Non ho ancora capito il senso di fare una cosa illegale pagandola pure quando si può fare gratis, ma sono io che sono stupido, probabilmente.

Una persona che necessita del computer per lavorare, invece, potrebbe trarre vantaggio dall’avere una macchina effettivamente che non sia una tortura da usare, che non fracassi le palle (da basket, ovviamente) ogni 3 secondi con qualche notifica idiota, che non sia costantemente intasata da programmi che girano i background e probabilmente fanno cose relative agli aggiornamenti automatici ma nessuno lo sa di preciso, che non lagghi disperatamente, che non sia piena di giochini inutili… insomma, che funzioni bene e che si tolga di mezzo (“gets out of the way”). Va anche considerato che persone del genere hanno a disposizione uno stipendio stabile, rispetto a un “gamer” che di solito, essendo un giovane, è spesso anche uno studente, quindi potrebbero essere interessate ad acquistare dei dignitosi strumenti che semplifichino loro la vita, cioè potrebbero effettivamente sborsare del denaro per Office o più spazio su OneDrive.

Ma evidentemente Microsoft ritiene più redditizia la strategia di farsi odiare sempre di più e vendere agli spammer ogni informazione sui propri utenti, chiamandola “pubblicità mirata secondo i tuoi interessi” o qualcosa del genere.

In compenso Windows ha scaricato da solo i driver di un po’ tutto l’hardware, il che è positivo. Ha installato anche il coso di gestione Radeon che un tempo si chiamava Catalyst Control Center, poi AMD ha tolto metà delle feature, ci ha messo una grafica più Metro, l’ha intasato di crapware e l’ha rimarchiato Radeon Qualchecosa. Ma credo che sia inscindibile dai driver…

Va beh, vediamo se togliendo lo strato di spazzatura per “gamer” si riesce a ottenere un sistema stabile e funzionale.

Pulire Windows 10 “pulito”

Inizio con DWS: nuclearizzo tutto tranne Windows Defender.

Vado a disabilitare altre opzioni di vendita dell’anima al diavolo, nascoste in vari angoli di Impostazioni.

Noto che si stanno scaricando 500 MB di aggiornamenti: col DVD creato ieri c’è già bisogno di 500 MB di aggiornamenti!?

Disinstallo OneDrive, Skype preview, il downloader di Office e qualche altro programma da “App”, ma i giochini sono ancora lì. Apro il “Programmi e Software” di Windows 7 che esiste ancora ma ci sono le stesse cose che ci sono in App. Apro il menu start e faccio tasto destro > disinstalla su tutti i tile inutili, cioè tutti, ma ASSphalt non è disinstallabile. Apro lo Store e vedo che sta cercando di scaricare gli aggiornamenti di tutte queste app che ho appena disinstallato, lo interrompo e resta a fissare il vuoto per mezz’ora fingendo di computare chissà quali dati prima di rimuoverle dall’elenco.

È chiaro che Microsoft prende dei soldi per preinstallare questo sudicio. È chiaro che nessuno può farci nulla: l’alternativa qual è, per i produttori di PC che al momento preinstallano Windows? Vendere pc con Linux? La maggior parte degli utenti a malapena sa che esiste e si rifiuterebbe di usarlo, e Microsoft è in posizione dominante sul mercato: se un grande produttore di pc si azzarda a preinstallare Linux, dovrà probabilmente continuare a vendere molti altri modelli con Windows. E Microsoft può tranquillamente andare lì e dirgli «Guarda, visto che installi quel pericoloso S.O. della concorrenza, non ti faccio più lo sconto sulle licenze: invece che 1 € come le hai pagate finora, me le paghi a prezzo pieno, 150 € o quello che è». Tutto legittimo, tutto accettabilissimo, tutto forse non completamente legale ma tant’è: se un solo produttore prova ad alzare di 149 € il prezzo dei computer da centro commerciale che vende, quel produttore ha finito di esistere. È un settore dove la concorrenza è principalmente sul prezzo, e poi perché un utente dovrebbe scegliere un computer con un sistema oprativo gratis ma più costoso, se c’è quell’altro identico come caratteristiche ma più economico e con Windows? Tanto vale comprare quello e installarci Linux sopra, ma è qualcosa che solo una ristretta cerchia di persone con grande forza di volontà è in grado di fare davvero: per la gente comune, hardware e software sono inscindibili, il software che c’è lì deve restare lì per sempre, Cortana e ASSphalt e crapware e tutto il resto incluso.

Torniamo alla realtà e al presente, va’. Windows asserisce di essere connesso a una rete pubblica. In effetti non mi ha mai chiesto se il cavo ethernet che gli ho infilato dentro appartesse una rete pubblica o privata, ha deciso lui con la sua capoccia.

Già ai tempi di Windows 7 ogni tanto svarionava e decideva che la solita, nota, trita e ritrita rete di casa, sempre con lo stesso router, era una rete pubblica, e non c’era verso di convincerlo del contrario. Con Windows 10 ci sarà modo? Cerco su internet: sì, bisogna modificare il registro. Di positivo c’è da dire che dopo averlo fatto, più o meno, ha funzionato: alcune delle circa 5 schermate simili ma diverse e ridondanti con le informazioni di rete dicono che è una rete privata, altre dicono che è pubblica. È indeciso. Di negativo c’è da dire che ho dovuto modificare il registro per fare una cosa così banale, che dai tempi di 7 esiste ancora questo problema, e che è indeciso.

Installo Firefox e lo imposto come browser predefinito da App Predefinite: Windows tenta di bloccarmi per dirmi che Edge è molto bello. Ma Microsoft non aveva ricevuto una multa da vari milioni (o miliardi?) per abuso di posizione dominante per il semplice fatto di preinstallare Internet Explorer? E ora non mi vuole lasciar cambiare browser?

Edge però, più lo guardo, più trovo che abbia un’interfaccia scomoda e senza senso. E che non sia particolarmente veloce, su un computer che non sia proprio il fondo del barile.

Installo anche VLC, poi inizio a stancarmi: se qualcuno afferma che Linux è scomodo, è perché non si rende conto di quanto sia scomodo Windows, avendoci vissuto dentro per anni.

Get out of the way!

Se volessi installare Firefox e LibreOffice e VLC e un lettore PDF e quant’altro su Linux, potrei farlo con un singolo comando ben assestato in direzione del package manager.

Su Windows dovrei usare programmi di terze parti, spesso discutibili e talvolta payware e talora pregni di malware, che automatizzano queste operazioni, o andare a scaricare i setup di tutto da vari siti mentre Bing mi suggerisce di andare su miglior-software-gratis-fidati-ciecamente.it e altri smerciatori di cryptolocker, e cliccare “avanti” 200 volte su 50 setup diversi.

Su Linux, se disinstallo un software, quel software normalmente è disinstallato, non cerca di reinstallarsi tramite lo Store.

Su Linux a volte è necessario dare comandi dal terminale o modificare file di configurazione. Su Windows bisogna modificare il registro per aggirare bug che esistono da quasi 10 anni.

Su Linux non devo passare ore e ore a cercare di disinstallare giochini vari e disattivare recondite opzioni di privacy. In realtà su Ubuntu sì, c’è la ricerca integrata con Amazon, ma mi pare che nelle ultime versioni sia disattivata… beh, Ubuntu è il nuovo Windows, si sapeva già; almeno per ora è più veloce e leggero e meno invadente e senza Cortana.

Con Linux, quel computer volerebbe. Con Windows mi viene voglia di farlo volare dalla finestra, da talmente continua a laggare, da talmente c’è un’attesa di vari secondi all’apertura di ogni menu o alla pressione di ogni bottone, da talmente il disco rigido continua a fare “random seek” come un ossesso perché Windows sta cercando chissà cosa in qualche angolo sperduto del filesystem.

E questo è con Windows 10 pulito, installato così come Microsoft l’ha voluto. Windows 10 Home, non Pro, è vero, ma mi pare di ricordare che i giochini siano preinstallati anche su 10 Pro, giusto per infastidire ancora di più chi col pc ci dovrebbe lavorare.

Si può opinare che Linux abbia ancora molti problemi, quali lo scarso supporto hardware: ogni giorno che passa, il supporto migliora. Non tutto funziona, non tutto funziona alla perfezione, ma secondo me siamo a un livello tranquillamente paragonabile a quello di Windows. Il supporto ad hardware datato è addirittura migliore, a volte: se la periferica ha i driver ufficiali solo per Windows 9x a 16 bit, su Linux spesso e volentieri ci sono i diver open source nel kernel che girano anche sull’ultimissima versione su x86_64, ARM e anche altre architetture ignote ai più. Ad esempio, su quel computer funziona letteralmente tutto (scheda grafica, audio, webcam, microfono, touchpad, wifi, bluetooth) all’istante con i driver inclusi nel kernel o con i driver “ATI” open source, mi sembra un buon risultato…

Si potrebbe quindi assesire che sia scarso il supporto software: esiste software che non gira su Linux e non ha alternative funzionanti. Questo è vero, ma più che essere “quei 2-3 programmi che ciascuno usa” rispetto ai 200 che funzionano sia su Windows che su Linux o hanno alternative decenti, sono “quei programmi che 2-3 persone (su 100) usano”. La gente comune può tranquillamente passare a Linux e non perdersi nulla, chi ha bisogno di quel software resterà su Windows. O lo avvierà in una macchina virtuale.

C’è però un fatto che continua a darmi fastidio, di Linux, inteso come l’intero “ecosistema” e non solo il kernel. Cioè che ogni 10 secondi esce una nuova versione “stabile” di GTK che droppa immediatamente ogni forma di retrocompatibilità con tutti i programmi che usano tale libreria che siano mai esistiti. La 3.20 è stata particolarmente devastante, ma anche le altre non scherzano. Evidentemente costa troppa fatica non mandare in malora l’intero parco software con interfaccia basata GTK in continuazione. Forse usando Qt (e KDE, necessariamente) la situazione sarebbe migliore, ma è un’indecenza comunque: non si può pretendere che tutto il software mai esistito venga adeguato in tempo 0 alla nuova follia del giorno, né che tutti si mettano a usare GNOME 3. Prima che con GTK iniziassero le follie generali il problema era con GNOME stesso, poi è stato forkato in Cinnamon e ora GNOME fa quello che vuole e nessuno se lo fila più, con i suoi sviluppatori col pietrisco al posto del cervello… ma GTK non ha un “drop-in replacement”, passare a Qt vuol dire cambiare il programma di turno con uno diverso, o riscriverlo praticamente per intero se sono gli sviluppatori a voler cambiare libreria. E quando GTK sarà finalmente stabile per davvero, se mai lo sarà, arriverà il turno di qualche altra libreria.

Non so quanto sia un problema sentito, ma a me dà particolarmente fastidio che un software così essenziale a far funzionare tutto il resto sia così instabile e privo di retrocompatibilità. Forse perché ho Arch e appena viene rilasciata una nuova pre-pre-alpha marchiata come “stabile” finisce immediatamente nei repo anche se dovrebbero marchiarla come “pre-pre-alpha”, ma non è comunque normale distruggere costantemente le valanghe di software che dipendono su una libreria per fare modifiche che saranno anche belle e utili e piacevoli, ma sono completamente trasparenti all’utente: quali incredibili migliorie tangibili di GTK abbiamo visto, in questi anni? Nessuna?

Il sistema operativo e librerie annesse devono essere stabili e non ostacolarmi in continuazione. Windows 7 lo era abbastanza. Windows 10 è una continua corsa a ostacoli. Linux, nuovamente inteso come l’intero “ecosistema” e non solo il kernel (che era, è, e continuerà a essere stabile e retrocompatibile), è diventato meglio di Windows solo perché Windows è nettamente peggiorato da questo punto di vista.

Detto ciò, mi accingo a installare Linux su quel portatile.

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2 pensieri su “Rivistando Windows 10: sempre peggio

  1. Manuelweb

    Io invece ho comprato un Asus, 3.20 ghz di I3 , 4 Gb di ram, GT da 2G. Pensavo fosse decente per lavorare….ma va!
    Purtroppo i pc dai 150 ai 700 euro non valgono nulla ormai, sono fregature, peggio poi con windows.
    La cosa che da a nervi e sto riempire di programmi inutili e commerciali gia alla base, tipo facebook e crash royale. Cortana obbligatoria, e anche amici vicini, dove puoi parlare con gente…..sticazzi.
    Ovviamente il pc di base era solo da format. Un pc con queste performance diciamo base non regge nulla, crasha e non risponde sempre. decido di prendere un versione lite che fa lo stesso. scopro che sto pc pattumiera non si puo istallare altro windows al di fuori del 10….
    Morale della favola vado a comprarmi un Apple, almeno non crasha ogni 10 secondi

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