DRM, sudiciume vario e percezione del valore

Le gentile università ci (a noi, umile plebaglia studentesca) mette a gentile disposizione, in formato digitale, aggratis, un librone di testo che normalmente costa 67 €. Contando che dobbiamo leggerne circa il 10%, se ne abbiamo voglia, perché forse più o meno approfondisce qualcosa rispetto alle lezioni o le chairifica o boh sì no forse chissà, e contando che è “gratis” nel senso che già lo paghiamo con le tasse, vale la pena cercare di scaricarlo.

DRM

L’editore di questo libro l’ha impestato di DRM e almeno l’ha chiaramente indicato, è la prima cosa che dice sul sito dopo al prezzo. Perché sia mai poter aprire il pdf legalmente acquistato per 61 € su Linux, o poterlo buttare su un tablet senza passare tribolazioni da girone dantesco. Beh, se non altro il PDF costerebbe 6 € in meno del cartaceo, no?

Quello è il formato PDF intasato di DRM, ma l’editore vende anche, per 67 € (stesso identico prezzo del cartaceo!) un’altra versione ancora più intasata di DRM che si può aprire solo con l’app dell’editore o col visualizzatore via web, invece che con Adobe Digital Editions (che è una cosa diversa da Reader). Quale mente malsana ha partorito questa idea?

Vediamo di scaricare questa aberrazione della natura adeguata al 2016 a.C. più che alla nostra epoca.

Sudiciume vario

Clicco sul link che mi condurrà al “fulltext”, clicco “OK” su 20 pagine di redirect, login, altre 20 pagine di redirect, e approdo finalmente sul sito di una sorta di sensale… ehm… mediatore tra università e sfornatori di libroni di testo, che mi consente di scaricarlo per intero, scaricare alcuni capitoli, stampare alcuni capitoli, stampare alcune pagine, scaricare alcune pagine e visualizzarlo.
Per ogni cosa c’è un bottone separato e le singole parti stampabili sono limitate, c’è un contatore di fianco che mi dice quante pagine ho ancora a disposizione, circa 1/3 del totale. Presumo che anche il PDF condito di DRM abbia queste limitazioni previste solo per appagare qualche “pointy-haired boss” sessantenne che sa a malapena cos’è internet o un libro ma ricopre qualche ruolo di potere presso l’editore. So che è una pratica comune ma è demenziale, i libri cartacei non mi si disfano nelle mani o distruggono a colpi d’ascia la fotocopiatrice se faccio più di mezza copia di una pagina sinistra numerata dispari nei giorni di plenilunio; perché le pagine destre, numerate pari e nelle notti non di plenilunio e tutte le combinazioni, sia lineari che non, di queste condizioni implicano regole diverse.

Ovviamente sappiamo tutti che rimuovere il DRM è una banalità allucinante, queste follie senza senso complicano solo la vita a chi ha legalmente comprato il libro, non a chi ha trovato il PDF senza protezioni in un torrent o cose del genere. Lo stesso identico discorso vale per film, giochi, etc… ed è stato fatto milioni di volte; l’unica grande “industria” che si è resa conto della demenzialità del concetto stesso di DRM è quella della musica e continua a fare soldi, ma non divaghiamo.

Scarico il pdf.

Ah no, mi chiede di registrarmi. E va bene, mi registro.

Scarico il pdf.

Ah, no, ora mi chiede se ho Windows o OS X o Android o iOS, c’è anche la scelta “altro” ma dà solo l’illusione del libero arbitrio, perché poi dice “Al momento tu, lurida bestia, non sei supportata. Prova la strada dell’emulatore Windows\OS X, magari”. Emulatore? Va bene, avviamo la macchina virtuale con Windows. Il file me lo fa scaricare anche su Linux se mento sul sistema operativo, ma è un .acsm da 2 kb, non il PDF da 42 MB; questo genere di file serve solo a dire ad Adobe Digital Editions di scaricare il PDF. È l’unico software in grado di fare qualcosa con questo formato.

Scarichiamo Adobe Digital Editions su Windows. L’eccellente pezzo di software cerca di infilarmi Norto su per il c…alcolatore, ma lo prevengo.

Mi chiede immediatamente di registrarmi, ma la cosa è opzionale: se non ci si registra, solo il computer in uso in quel momento sarà consacrato, ehm, volevo dire “autorizzato” ad aprire il sacro libro. Registrandosi, invece, basta effettuare il login su un altro elaboratore elettronico qualsiasi per vedersi recapitati in faccia tutti i bit che si ha il diritto di portare con sé nella stessa maniera di un libro cartaceo, che non si àncora da solo al tavolo su cui viene poggiato la prima volta. Andiamo avanti che è meglio.

Il coso Adobe finalmente scarica il PDF, alla velocità di un modem 56k ma lo scarica. Ecco l’agognato oggetto del desiderio nelle mie mani, posso aprirlo (solo e soltanto con Adobe Digital Editions), posso leggerlo, posso cacciarlo in uno qualsiasi delle decine di software che rimuovono il DRM per ottenere finalmente il PDF libero da ogni vincolo di natura morale, fisica o metafisica.

Percezione del valore

Me lo chiedo da solo come se fosse la domanda di un questionario, “Il fatto che il nostro libro sia pregno di DRM ha influenzato [negativamente] la tua scelta di acquistarlo?”: sì, completamente. Se avessi dovuto pagare anche 1 solo centesimo per una porcheria simile, avrei istantaneamente chiuso il sito dell’editore e sarei andato a cercare un altro libro di testo, a costo di imparare le cose in una maniera non abbastanza conforme al rituale previsto e sbagliare completamente tutto l’esame e laurearmi tra 10 anni.

Avrei molto più volentieri pagato 29.90 $ per il software che ho usato per rimuovere il sudicio: sì, era un software payware in demo e che gira solo su Windows, di cui non me ne faccio nulla, ma se avessi avuto altri libri da spurgare, avrei immediatamente scaraventato 29.90 $ in direzione dell’autore. In realtà probabilmente esiste anche software gratis, libero, open source (Calibre?), free, libre, libero come la birra, gratis come la libertà e altri aggettivi, ma questo è il primo che mi è capitato a tiro e non ho nemmeno dovuto selezionare il PDF, l’ha trovato cercandolo nella cartella dei download di Adobe Digital Editions.

Già non sono esattamente pieno di gaudio di dover sborsare 50 e fischia € per un libro, che può anche valerli tutti, ma se poi l’editore mi chiede anche di saltare attraverso i cerchi di fiamme per ottenere il bene che ho appena regolarmente acquistato… di nuovo, questo era gratis, per questo ho deciso di perdere il mio tempo per ottenerlo comunque, ma se avessi dovuto pagare, direi proprio di no. Il software sopra menzionato, invece, mi ha notevolmente semplificato la vita e ha funzionato perfettamente, per questo lo percepisco come di valore maggiore.

Un altro editore (Springer) che pubblica ingenti quantità di libroni di testo, invece, ha trovato una strategia più sensata, dal poco che ho visto: innanzitutto fa pagare il digitale meno del cartaceo, che è sempre un buon inizio; poi, dopo aver pagato, fa scaricare immediatamente il PDF senza DRM, ma in ogni pagina del PDF, al fondo, mette come “watermark” l’indirizzo email che ho usato per registrarmi.
Il fattore psicologico di non voler far circolare un simile PDF nelle mani di tutti (anche se probabilmente non succederebbe nulla a chi lo facesse, diciamocelo…) è un deterrente ben più efficace di Adobe Digital Editions, secondo me. E anche secondo la constatazione empirica che la Springer non è ancora fallita, pur utilizzando un sistema adeguato al 2016 d.C. e che è forse pure più facile e comodo che cercare il PDF illegale, magari fotocopiato tutto storto…

Si potrebbe obiettare che, così facendo, diventa troppo facile per persone dalla morale elastica diffondere comunque il PDF illegalmente, intaccando i preziosissimi profitti dell’egregio editore, ma ci sono due considerazioni da fare: innanzitutto, levare il DRM seguendo le centinaia di guide disponibili su internet lo sa fare pure mia nonna in carriola, basta seguire una guida; levare il watermark è un po’ più elaborato: certo, da una pagina ci vuole poco, ma da 600 pagine? Qui siamo tutti nerd, suppongo, e un modo per automatizzare l’operazione lo troveremmo se volessimo, ma per la gente comune sarebbe un lavoro piuttosto tedioso o impossibile.

La seconda considerazione è: che il PDF sia cosparso di DRM o no, la copisteria pezzotta dietro all’università fattura qualcosa come metà del PIL nazionale vendendo libri fotocopiati; far costare il libro meno che in copisteria è difficile, ma se volete sottrarle almeno qualche cliente, cercate di trattarlo meglio. Ci avrei messo meno ad andare lì e farmi stampare il libro per 10 € che scaricarlo gratis con le modalità previste dall’editore.

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Un pensiero su “DRM, sudiciume vario e percezione del valore

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