Considerazioni varie su Windows 10 e sul senso della vita

L’ultima volta ero giunto alla conclusione che Windows 10 fosse esteticamente gradevole (a parte le icone) ma lentissimo. Probabilmente perché l’avevo installato su un netbook del 2010. E, cosa più grave, era piagato da gravi problemi di totale assenza di privacy, tramite il consenso obbligatorio alla raccolta di ogni dato possibile e immaginabile da parte di Microsoft.

Per queste ragioni avevo deciso di non effettuare sul computer principale l’upgrade da 7, che è palesemente l’evoluzione di 10 sotto tutti gli aspetti visibili all’utente pur essendo uscito 6 anni prima, ma attendere osservando la situazione.

GWX loda le innovazioni di 10

Essendo universalmente noto che 7 è superiore a 8 sotto tutti i punti di vista (tranne che per i fanboy più agguerriti o per chi ha un tablet), il “mix” implica che sia una via di mezzo. Potendo scegliere tra 7 e 10, quindi, cosa dovrei fare?

Ma consideriamo cos’è cambiato in questi ultimi mesi.

Privacy e sicurezza

GWX: Windows 10 è sicuro (!?)

Ho chiesto retoricamente conferma a 3agle3ye che ha 10 da tempo: non si sente particolarmente più sicuro rispetto a 7.

Avevo già appurato che GWX (l’infernale attrezzo che mi intima a giorni alterni di aggiornare a 10 e responsabile dei due screen qua sopra) è costantemente connesso alla mothership, scambia valanghe di dati con Microsoft, probabilmente ha uppato l’intero contenuto del mio disco rigido tre volte, probabilmente è già tutto in mano all’NSA perché tanto tutto è in mano all’NSA a prescindere, etc, etc… e fin qui nulla di nuovo.

Beh, che dire, non c’è proprio nulla di nuovo. Non è ancora cambiato nulla. Non si sa se mai cambierà nulla.
Windows 10 continua a chiedere il consenso per raccogliere il possibile e l’immaginabile, Microsoft cerca di nasconderlo sotto il tappeto rinominando il servizio della “telemetria e diagnostica” che per ragioni inconoscibili ha il consenso informato (sì, certo, come no…) di leggere e inviare a Microsoft pure dei “dati” sugli SMS ricevuti, a quanto pare con alcuni aggiornamenti le impostazioni della privacy si resettano da sole per dare da sole il consenso ai peggio spammer di risucchiare i peggio dati, a quanto pare la telemetria ignora il file hosts per rendere futile ogni tentativo di domarla, sempre a quanto pare tutta questa bella roba c’è ed è attivata di default anche sull’edizione Enterprise ma spero che sia disattivabile.

Anzi, non lo spero. Sarebbe il danno finale alla reputazione di Microsoft in ambito “corporate”.
Nelle piccole aziende non ha importanza tanto non usano l’edizione Enterprise, tengono la sicurezza in considerazione più o meno nulla e mediamente sono ancora ferme a XP senza service pack se no non girano i programmini gestionali in Visual Basic da 3000 €/anno/licenza quando con 30.000 lire il mio falegname farebbe software migliore, ma non divaghiamo.
Non resta che prende i popcorn e aspettare che qualche informazione che doveva restare all’interno di qualche grande azienda finisca accidentalmente fuori perché accidentalmente risucchiata da Windows, e subito dopo accidentalmente nelle mani sbagliate (hacker, concorrenza, NSA, poco importa).

Ho detto più volte “a quanto pare” perché riferisco i pareri a caso che ho letto su internet: suvvia, siamo nel 2016, chi ha tempo di fare indagini accurate su questi argomenti? Non le fanno i giornalisti che sono pagati apposta per quello e dovrei farle io?

Eliminare il sudiciume da 7

Sempre a quanto pare, l’immondo servizio di telemetria è stato implementato anche su 7 e 8; arriva gentilmente frazionato in una serie di aggiornamenti tramite Windows Update, o forse fa parte di GWX, o entrambe le cose.

Bene, ho lasciato girare GWX anche troppo, ci siamo divertiti e tutto quanto, ma è tempo di eradicarlo, lui e la telemetria e simili incrostazioni.

GWX: cemento armato

Se ci fosse stato il cemento armato avrei aggiornato all’istante.

Pertanto ho scaricato DWS (Destroy Windows Spying). Il fatto che sia open source mi dà una certa sicurezza.
Il fatto che nonostante ciò, a quanto si dice, l’autore avesse trovato il coraggio di far installare a questo aggeggio un root certificate a caso per fini ignoti ai più, per poco non mi fa desistere.

Nota a margine: l’unica circostanza in cui è accettabile installare un root certificate altrui è mai.

Ho dato una lettura veloce al codice sorgente, non sembra esserci nulla di losco, spero che la versione compilata dall’autore sia la stessa del codice sorgente perché non ho voglia di attivare Visual Studio, quindi mi turo il naso e avvio l’aggeggio.

L’eradicabile viene eradicato, GWX svanisce finalmente dalla tray area. Bene, è stato facile e indolore.

Il celere ritorno del sudiciume

Il giorno dopo, GWX riappare.

A quanto pare DWS non ha eliminato la cartella di GWX, che è posseduta dal demonio e da TrustedInstaller, ma fortunatamente con un po’ di smanettamenti con i permessi riesco a impossessarmene e piallarla brutalmente.

Nel mentre, vado a vedere com’è la situazione su Windows Update, che da mesi non mi chiede più di installare aggiornamenti, ma credo che ormai Windows 7 sia nella fase di “supporto esteso”, quindi ne arrivano meno.

Ci sono 250 MB di aggiornamenti da installare, esclusi quelli dello spyware… ehm… telemetria, e Windows Update taceva da circa 5 mesi.
Ultimo aggiornamento installato 5 mesi prima.

Deseleziono l’aggiornamento a 10 che è l’unico selezionato, seleziono gli altri: dice “Download di Windows 10 in corso…” perché evidentemente hanno modificato l’interfaccia grafica supponendo che nessuno con 7 sia così temerario da rifiutare quel magnifico aggiornamento.
E non succede altro.

Bene, mi tengo 7 non aggiornato, pace, speriamo che non entrino i peggio virus dalle peggio falle di sicurezza clamorose: disattivo per sempre Windows Update. Almeno non scarica altro sudiciume.

Riassumendo…

Trovo che quest’intera vicenda riassuma in maniera inquietante il moderno approccio dell’informatica all’utente qualunque (e non vice versa): infilargli forzosamente in gola software che non vuole e “derubarlo” di quanti più dati sia possibile difendendosi col consenso informato che non ha nulla di informato e ci sarebbe pure da discutere che rientri nella definizione legale di “consenso informato”, il tutto dicendogli «Che sarà mai, è un piccolo sacrificio che ti chiedo. Lascia stare perché te lo chiedo (= fare vagonate di soldi con metodi al limite dell’immorale, ovvero vendendo i tuoi dati agli spammer… ehm… usandoli per fare pubblicità mirate totalmente inutili perché il concetto stesso di “pubblicità mirata” forse nella pura teoria può funzionare ma nella pratica suscita dall’indifferenza all’orrore negli utenti e di certo non li invoglia a comprare, ma stiamo di nuovo divagando), dammi il consenso e i dati e taci e ingoia».
È un sistema che fa schifo, ma a meno di non andare a fare gli eremiti in una caverna è impossibile sottrarsi ad esso.
La cosa orribile è che qualcuno crede davvero che sia un sistema sensato, che sia uno scambio equo: evidentemente 10 anni fa non c’era, o se c’era dormiva. Non c’è bisogno di tornare tanto indietro per trovare quell’epoca in cui non succedeva che ogni singola informazione che si trovasse nei paraggi di un sistema operativo o un sito web veniva raccolta e stipata in qualche database, pronta per essere utilizzata nel migliore dei casi per sbattere pubblicità in faccia all’utente.

Ma siamo sempre lì: Microsoft chiede il consenso, ma non è detto che raccolga tutti quei dati, magari lo chiede solo per tutelarsi, così, nel dubbio.
Il fatto di mettere clausole così ampie nei contratti “per tutelarsi” è un altro genere di problema. Ma è un genere di problema, è questa la cosa importante: non è una cosa su cui sorvolare con un «Massì, che vuoi che sia, dai il consenso e basta».

Bisogna almeno riconoscere che è una brutta cosa. E poi dare il consenso e basta, perché non c’è scelta, non c’è mai scelta, o dai il consenso o te ne vai.

Ma l’intera vicenda mi ha portato a fare anche un’altra considerazione: su Windows non mi sento più al sicuro. Non tanto per lo spionaggio, tanto in un modo o nell’altro la NSA sa già tutto su di me: per il malware, l’eterna piaga di Windows.

Spyware a caso infilati nel setup di programmi a caso dall’autore stesso in cambio di soldi da loschi figuri, CryptoLocker a ogni angolo di strada, sempre più difficile distinguere siti legittimi da cui scaricare software da quelli che spacciano malware di ogni genere, ora pure i root certificate a caso installati da software open source…
È da 10 anni che non entra un singolo virus nel mio pc, e come antivirus ho Comodo giusto perché era annesso al firewall e non ho mai avuto voglia di disattivarlo e non protegge granché; l’importante è fare attenzione e non scaricare cose evidentemente sospette.
Ma sta diventando difficile distinguere alcune cose sospette da quelle legittime.

Se anche entra CryptoLocker, ho comunque un backup di tutto e mi basta recuperare da lì. Ma è un’esperienza che preferirei evitare.

Su Firefox ho noscript sempre attivo, ma se resto su Windows prima o poi capiterà che scaricherò qualche devastante malware credendolo software legittimo, me lo sento. Quindi? Quindi non resta che fuggire.

…e concludendo

Sto scaricando la live di Arch.

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Un pensiero su “Considerazioni varie su Windows 10 e sul senso della vita

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