Accurata descrizione dell’installazione di una distro Linux, parte 2

Sottotitolo: il principio KISS è l’unico che funziona.

Andiamo con ordine: 3agle3ye, che si definisce da solo “microsoftfag” (= fanboy Microsoft), ultimamente ogni volta che accende il netbook ritiene opportuno commentare via Telegram «Arch ❤️» o «Arch è il meglio linux sisi». Anche se lì ha installato ArchBang, che non è proprio la stessa cosa, ma non importa.
Tuttavia tale netbook è lentissimo e pesante (letteralmente, pesa come un mattone, come tutti i netbook), pur essendo minuscolo e scomodo.

3agle3ye mi ha quindi chiesto un consulto per l’installazione di Arch su un tablet con Windows 8. Dopo lunghe ricerche e alcuni tentativi, abbiamo concluso che la cosa era tecnicamente fattibile ma piuttosto complicata, in quanto quel tablet può avviare solo i .efi a 32 bit la cui esistenza è ignota ai più, e ciò richiedeva di ricompilare il .efi di GRUB in maniera non standard e in qualche modo cambiare bootloader alla live di Arch.

Pertanto 3agle3ye ha venduto il tablet e la custodia del tablet a due persone diverse che credono di aver fatto l’affare della loro vita con lo scorporo dei pezzi, ma 3agle3ye ha guadagnato di più che vendendo tutto in blocco.
Con quei soldi ha in parte recuperato il costo d’acquisto del portatile più economico che è riuscito a trovare, un Acer Cloudbook 14, che come hardware è praticamente un Chromebook ma ci gira Windows 10.

Al momento di installarci linux, si sono manifestati dei problemi assurdi e inaspettati.

Il primo problema è che 3agle3ye ha detto «non ho voglia di configurare Arch da zero, installiamo una derivata». È quello che dicevo anch’io tempo fa, prima di rendermi conto che il 90% delle derivate hanno la tendenza a entrare in combustione spontanea dopo 5 secondi.

Antergos

L’installazione parte.
3agle3ye seleziona Openbox perché Openbox è la meglio cosa.

Il portatile ha una MMC saldata sulla scheda madre e pomposamente definita “SSD” invece di un disco rigido qualunque, quindi invece di /dev/sda si trova presso /dev/mmcblk0. Fortunatamente cnchi (l’installer di Antergos) la riconosce.

Schermata dell'installazione, Antergos riconosce la MMC

La riconosce. La vede. La trova. La partiziona e ci sbatte GRUB dentro.

Si intende che /dev/mmcblk0 è proprio il nome del disco, le partizioni sono identificate con /dev/mmcblk0p0, /dev/mmcblk0p1, etc…

Evidentemente cnchi non lo sa, e per identificarle prova beceramente ad aggingere il numero della partizione dopo al nome del disco. Solo che invece di /dev/sda3 ottiene /dev/mmcblk03, che ovviamente non esiste.

Schermata dell'installazione, mkfs fallisce

Boom, cnchi è esploso!

Il kernel riconosce la MMC, Arch su questo modello di computer si può installare (la wiki di Arch ha una pagina apposita, quindi qualcuno c’è riuscito), ma cnchi non sa come accedere alle partizioni. Bene.

ArchBang

Lo script di installazione non vede la MMC. Fine.

Fedora

Non parte. E non è una derivata di Arch, quindi non so perché 3agle3ye abbia tentato di installarla se l’obiettivo finale era avere qualcosa che fosse vagamente Arch.

Nel frattempo, 3agle3ye scopre che per farsi rimborsare la licenza di Windows deve spedire a sue spese il portatile a un centro di assistenza Acer, che lo restituirà dopo chissà quanti mesi, con un’altra spedizione a carico suo. Insomma, costa meno tenersi la licenza inutilizzata.
La disperazione che lo assale è profonda, il suo unico commento è: «Tra antergos e quello lo sto prendendo in culo da tutte le parti».

Quindi…

Arch

…passiamo alle maniere forti.

La wiki di Arch dice di mettere la modalità di avvio su “legacy”, così avevamo già fatto e così lasciamo.

Procediamo a seguire la guida di installazione (nel senso che io ravano nella guida e dico a 3agle3ye che comandi dare), partizionare il disco come MBR tanto è legacy e installare syslinux perché a me syslinux funziona sempre benissimo all’istante invece di dover essere avviato a calci come GRUB.

Dopo 2 ore ci siamo, tutto è pronto, non resta che riavviare.

No bootable device.

Nel file di configurazione di syslinux c’è la partizione sbagliata, in effetti: ha selezionato da solo la chiavetta (/dev/sda) invece della MMC.

Modifichiamo il file, reinstalliamo syslinux, tentiamo il possibile e l’immaginabile…

No bootable device.

Bene, proviamo con GRUB.

Installiamo, configuriamo, etc, etc…

No bootable device.

3agle3ye è preda dello sconforto, decreta irrevocabilmente di voler tornare a Windows 10, tanto era “abbastanza reattivo”. Ma “abbastanza” non è abbastanza e ormai sono specializzato nell’installare Arch su portatili con BIOS buggati in maniere folli dove chiunque altro desisterebbe immediatamente!

Il sesto senso mi dice che dobbiamo tentare con l’avvio UEFI, ma 3agle3ye insiste nel dire «Tanto non funzionerà comunque». Dopo un breve ma intenso scambio di insulti e spiegazioni su come UEFI differisce dall’avvio “legacy”, decidiamo di tentare una conversione estemporanea della tabella delle partizioni in formato GPT.

Purtroppo restiamo ingarbugliati in parted e dopo non riusciamo più a ridimensionare la partizione che c’era già.

Dopo un altro scambio di insulti e minacce di tornare a Windows 10, raggiungiamo un compromesso: il giorno successivo 3agle3ye avvierà la live e mi darà accesso SSH, cosicché possa procedere io a reinstallare tutto da capo.

A quel punto ce l’abbiamo fatta. Ci voleva il doppio “KISS”: non bastava usare Arch nudo e crudo, bisognava lasciare le impostazioni di default nel BIOS. O quasi. Beh, l’avvio deve essere effettuato in modalità UEFI.
Poi abbiamo incontrato altri bug assurdi del BIOS, ma scriverò un altro post con le istruzioni complete e in ordine ora che abbiamo capito come fare. E prima ancora bisogna correggere la wiki di Arch. E per fare ciò bisogna effettuare ancora qualche test.

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Un pensiero su “Accurata descrizione dell’installazione di una distro Linux, parte 2

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