Aggiornamento a Windows 10 – Feature discutibili

Nella precedente puntata: 4 ore per aggiornare il netbook, 3 minuti per tornare indietro.

Errore C1900101-30017 risolto flashando il BIOS e deframmentando, o forse solo perché ho riprovato.

Non servirà molto tempo

Dopo 2 ore e mezza, incluso di nuovo il download completo dell’aggiornamento perché per ragioni inconoscibili quello scaricato due ora prima non andava più bene, arrivo alla fatidica schermata “Non servirà molto tempo”.

Due mesi fa 3agle3ye è stato a fissare quella schermata per un’ora e mezza, fino all’una di notte, sul tablet. Con una passione degna del più fogato dei sysadmin. Sul mio netbook è stata lì “solo” 20 minuti.

Non ricordo più quando, ma Windows mi chiesto se poteva condividere vita, morte e miracoli miei e di qualunque persona e rete Wifi fosse capitata nel raggio di 2 km da me con Microsoft (e la NSA, magari) e qualcosa sui programmi predefiniti. Non ha fatto storie per l’account locale cercando di costringermi a registrarlo su Microsoft, Live, Skype, Outlook o quel diavolo che è adesso: 3agle3ye si era lamentato di aver dovuto ravanare in luoghi poco raccomandabili per poter mettere la spunta a “sì, voglio proprio un account locale e basta, chiaro?”. Non mi farei domande a riguardo.

Arrivo finalmente al desktop.

Desktop di Windows 10 (hurr durr)

Desktop di Windows 10 circa due minuti dopo il primo avvio. OneDrive osserva dall’angolo, pronto a mettere in ginocchio il computer, da buon mattonazzo inutile qual è. Avesse almeno una ragione sensata per essere così pesante…

Prime impressioni

Lagga. È OneDrive a causare un lag indicibile, quindi lo tolgo dall’avvio automatico e lo chiudo, visto che non mi serve, non lo voglio, non l’ho installato io, su quel computer non c’è niente che ne può trarre beneficio e sugli altri computer ho già in atto altre soluzioni di backup e condivisione dei file.

Dopo averlo chiuso, continua a lavorare vorticosamente e di punto in bianco si riapre da solo per dirmi che l’accesso è fallito e mi chiede se voglio registrarmi. E lo richiudo. E lagga.

Prime impressioni sulla grafica: non è orrida, complessivamente. Ma le icone fanno abbastanza schifo.

Icone

Per anni mi sono lamentato che le icone dei principali DE Linux fossero dei patacconi multicolori indecenti mentre quelle di Windows fossero molto più serie e professionali e non facessero venire il mal di mare. Da qualche anno la situazione è molto migliorata.

Ora è il turno di Windows di gettarsi nella fossa. Non sono patacconi, ma alcune icone sembrano pixel art con la prospettiva sballata, fatte da un esordiente totale e non da un designer come spero invece sia il caso.

Era proprio necessario cambiarle? Quelle di Windows 98 erano gradevoli nel loro genere, quelle di XP non erano granché ma erano perfettamente accettabili, quelle di 7 sono gradevoli, quelle di 10 mi fanno venire voglia di installare Linux soltanto per non vederle.

Ci tengo a ricordare che nel 2009, dopo due minuti che avevo installato 7, mi sono reso conto di essere su un altro pianeta rispetto a XP sotto ogni aspetto e ho giurato di non tornare mai più ad XP, se non per far girare programmi talmente fatti con i piedi che non girano su 7. Un’opinione da confrontare con quella di 3agle3ye, che ritiene ancora XP “il meglio Windows” ma usa 10 sul computer principale.

Quindi non mi si venga a dire che sono contrario al cambiamento a prescindere, o che mi devo abituare. Le icone di 10 fanno schifo e basta. A qualcuno sicuramente piacciono, a me fanno schifo. Va bene?

Tile nel menu start

Ai tempi di 8 mi chiedevo perché Microsoft, invece di sbattere in faccia alla gente su schermi da 22″ quei tile giganteschi, non li avesse stipati nel menu Start, che ha anche la forma alta e oblunga di uno smartphone.

Anche se non l’ho scritto o detto da nessuna parte, Microsoft mi ha letto nel pensiero (dopotutto con Windows 10 ha il permesso di raccogliere ogni genere possibile e immaginabile di dati) e l’ha fatto.

Il tile con l’offerta irrefutabile di Candy Crush potevano altamente risparmiarselo, quindi lo elimino.

E non si elimina.

Lo elimino di nuovo.

E dopo 30 secondi buoni finalmente si elimina. Ma che diamine sta facendo Windows, che continua a laggare bestialmente!? Sta uppando l’intero contenuto di C: sui server Microsoft o cosa!?

Guardo tutti gli altri tile: offerta irrefutabile di Office che non voglio perché ho già Libreoffice, il solitario, notizie a casaccio, notizie sportive a casaccio, altro ciarpame, bam, bam, uno alla volta i tile se ne vanno tutti.

L’unico utile è quell del meteo, poi mi rendo conto che basta guardare fuori dalla finestra per sapere che tempo fa fuori, quindi elimino anche quello. Ora ho mezzo menu Start vuoto. Si potesse almeno restringere…

È utile avere lì i programmi più usati, ma ci sono già sul lato sinistro e tengono meno spazio. D’altra parte è un computer, non ha il touchscreen, ha una risoluzione infame, devo usare il touchpad, meglio avere tasti più piccoli che tile giganteschi da premere con le tozze dita.

Nel mentre che nuclearizzo i tile, i nomi dei programmi sulla barra delle applicazioni sono diventati neri sul nero, quindi illeggibili. Spontaneamente.

Temi

Smanetto un po’ con le opzioni dei colori e dei temi, attivo e disattivo roba, ma non riesco a far tornare i titoli bianchi.

A furia di smanettare, cavo fuori dai visceri di 10 la finestra dei temi di 7, tramite la quale cambio tema e finalmente mi vengono restituite le scritte bianche su sfondo nero. Spero bene che Microsoft lasci quelle impostazioni da qualche parte, che sia la finestra di 7 o una nuova finestra più consona a 10.

Pannello di controllo

Mah, è evidentemente smartphone-centric. C’è la ricerca interna, che è infinitamente utile, ma è lentissima. Va bene che c’è un disco rigido meccanico e non un SSD e tutto continua a laggare per ragioni ignote perché Windows sta macinando chissà cosa, ma che diamine, deve cercare tra una serie di stringhe, non di file!

Dalla lentezza la cosa sembra implementata cercando dei file in giro, ma non so. È stupidamente lenta.

Per ragioni che vanno oltre lo scibile umano e senza apparente logica, tutte le volte che tocco qualche opzione tutte le finestre mi si rimpiccioliscono, ingrandiscono, riordinano da sole sulla barra delle applicazioni e a volte si chiudono e basta. La “user experience” è a livelli pericolosamente bassi.

Concluderei con “5 stelle quando risolvete”, come dice la gente nelle recensioni sul Play Store. E la cosa da risolvere di solito è qualcosa di assurdo e insensato.

Store

L’idea di per sé è accettabile, basta che Microsoft non si azzardi a togliere la possibilità di installare programmi “da fuori”. Nel preciso istante che lo fa io piallo tutto, installo Linux e buonanotte.

Cortana

Non ho attivato l’opzione “raccogli tutte le informazioni possibili e immaginabili sulla mia vita”, quindi non posso nemmeno interagire con lei. In compenso riesce a martellare la CPU facendo chissà cosa dopo ogni avvio.

Se la termino prontamente rinasce e riprende a martellare, ma tanto dopo un po’ si calma.

Opzioni della privacy

Interessante che si possano concedere e revocare i permessi alle singole app, un passo avanti gigantesco rispetto alle precedenti versioni di Windows, a meno che non siano aggirabili con qualche metodo stupido come suscitare l’UAC che chiede il permesso di “accedere al disco”, che non si sa cosa sia di preciso ma non ci si sente mai di negarlo da talmente è generico.

Su Android si viene chiaramente informati di cosa un’app chiede di fare prima dell’installazione, e c’è sempre una ragione razionale per cui tutto debba leggere l’IMSI e l’IMEI e accedere al calendario e alla rubrica, solo che non si sa quando le app fanno queste belle cose, per sapere se è solo nel caso dichiarato o anche a tradimento per vendersi i dati degli utenti ignari.

Android 6 sembra che finalmente abbia delle opzioni per gestire i permessi in maniera granulare, ma con l’andazzo degli aggiornamenti fatti dai produttori quando capita, cioè mai, probabilmente lo vedremo intorno al 2462. Per dire, il produttore del mio telefono ha annunciato il rilascio “nei prossimi giorni” di una patch per Stagefright. Dopo 3 mesi ho finalmente visto la patch. 3 mesi per un patch di sicurezza critica dopo aver annunciato “nei prossimi giorni”. Ma non divaghiamo.

Su iOS sembra che venga chiesto all’utente se concedere il permesso la prima volta che l’app cerca di accedere alla posizione e altre cose del genere, ma non so di preciso non avendo mai avuto aggeggi con iOS.

3agle3ye si lamentava delle innumerevoli paginate di opzioni per togliere il consenso a Microsoft di ravanare nei propri dati, ma a me non sembrano molti i consensi da levare. Va da sè che bisogna levarli tutti, se si ha ancora un briciolo di dignità e\o si vuole conservare ancora una minima frazione della propria privacy.

I “Dati di diagnostica e utilizzo” vanno obbligatoriamente inviati. Insomma, il permesso di “chiamare casa” perenne per inviare chissà quali dati: “utilizzo” può voler dire di tutto.

Mettere anche un link a quali dati vengono inviati, con i dati stessi chiaramente mostrati (non solo belle parole che dicono genericamente cosa si raccoglie, voglio i dati esatti pari pari che dal computer escono e vanno nelle fauci della Microsoft) mi avrebbe ridato un po’ di fiducia, però non c’è.
Ditemi che non capirei quei dati, ditemi che non sono nulla di rilevante, ditemi che i programmatori erano troppo pigri per aggiungere qualcosa per mostrarli all’utente, ma sono tutte scuse.
Non starà scritto nella Costituzione, ma mi sembra ragionevole poter sapere cosa viene inviato a Microsoft da un aggeggio su cui in teoria dovrei salvare contatti, impegni sul calendario, e altre informazioni che non vorrei finissero in mano a chiunque. Se non c’è scritto, allora Microsoft ha qualcosa da nascondere. Non ce l’ha? Benissimo, non voglio la sua parola, non mi fido, voglio vedere e decidere per conto mio.

Se non si è capito, la mia fiducia in Microsoft è divenuta molto bassa negli ultimi 3 mesi.

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2 pensieri su “Aggiornamento a Windows 10 – Feature discutibili

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